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NASCE A PALAZZO MEDICI LA RETE DEL COHOUSING. INSIEME LE ASSOCIAZIONI DI BASE PER UNA COMUNITA’ SOLIDALE E LA SOSTENIBILITA’
Apartitica, senza scopo di lucro, vuole interfacciarsi con Enti locali, Regioni, progettisti, costruttori, giuristi, realtà locali

Oltre venti associazioni e operatori si sono ritrovati in Palazzo Medici Riccardi a Firenze per dar vita alla prima rete di cohousing nata dal basso, individuando obiettivi di riferimento. Ottanta invitati hanno partecipato all’incontro presso la sede della Provincia. Esperienze diverse e da tutta Italia; hanno lavorato per un’intera giornata, la mattina, dibattito e approvazione del Manifesto e, il pomeriggio, organizzazione in gruppi per approfondimenti. E’ nato un organismo libero, aperto, apartitico, senza scopo di lucro.
Il cohousing coniuga due esigenze: socialità e privacy. “Il cohousing (dal Manifesto, n.d.r) è una modalità residenziale costituita da unità abitative private e spazi e servizi comuni ed è caratterizzata da una progettazione e gestione partecipate, condivise, consapevoli, solidali e sostenibili, lungo tutto il percorso. Gli spazi e i servizi comuni, ove possibile, sono aperti al territorio.”
Spazi comuni, dunque, e poi la propria casa, che ognuno divide con i propri affetti. Si crea così quella che potremmo definire una “comunità solidale”, con persone che si sono “scelte”, sperimentando un nuovo modo di vivere, dove non manca niente, si evitano sprechi, al contrario si crea risparmio e si contribuisce alla riduzione dell’inquinamento attraverso scelte eco-compatibili.
Se vogliamo vedere il “bicchiere mezzo pieno” della crisi che angoscia il mondo, si può affermare che ha fatto maturare una consapevolezza: è il modello di riferimento che va modificato perché le risorse non sono inesauribili, quindi occorre trovare altre strade, che assicurino uno sviluppo non autodistruttivo.
L’obiettivo della rete è coinvolgere, consigliare chi è interessato, ma anche spiegare che questo modello non è “contro”: tutti possono trovare il loro spazio e, alcuni, anche un business. Infatti un’esperienza di cohousing che deve partire ha bisogno di tutto: non solo entusiasmo, ma progettisti, costruttori, impiantisti, produttori di nuove forme di energia, come i pannelli solari, giuristi, associazioni di categoria. Può collaborare con gruppi di acquisto solidale, associazioni ambientaliste e tutti coloro che si stanno misurando con una nuova coscienza del vivere. E, ruolo fondamentale, gli enti locali: tra i tanti edifici destinati a deperire, alcuni possono essere ceduti a gruppi con queste finalità, che sono poi sociali, che si insediano in un territorio con modelli di convivenza pacifica, con vantaggio per i Comuni stessi, che vedono aumentare la popolazione e, presidiato, curato, rispettato il territorio. Anche le Regioni sono chiamate a inserirsi in questo processo: la legislazione sulla casa potrebbe ospitare questa voce, prevedendo misure e incentivi.
In molti Paesi è realtà consolidata (Danimarca, Europa centro-nord, ma anche California). In Italia non sono molte le esperienze già attive, ma quelle che ci sono, una decina, dimostrano di avercela fatta, dopo essersi scontrate con le maglie della burocrazia e della diffidenza e, altre ce la stanno facendo.
Non si tratta di sogni, ma di un contributo per una società più serena, con un’attenzione particolare al rispetto dell’ambiente. Tra poco anche un sito Internet che aiuterà a muoversi nelle diverse problematiche, a considerare questa esperienza un percorso possibile, oltre a fornire consulenza.

19/04/2010 12.40
Provincia di Firenze