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DIBATTITO SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA IN CONSIGLIO
Approvata mozione che ribadisce i principi costituzionali

Incontro interreligioso (foto <a href=http://www.santegidio.org)">

Ampio dibattito in Consiglio Provinciale sulla libertà religiosa, in difesa delle radici culturali italiane e sull’esposizione del Crocifisso nelle scuole secondarie statali della Provincia. Approvata la prima mozione presentata dai consiglieri Lepri (Ds), Gatteschi (Verdi), Pancani (PdCI) e D’Amico (Prc). Respinte quella sulla difesa delle radici culturali italiane presentata dai consiglieri di Forza Italia, Bertini, Donati, Bevilacqua, Filippini, Avezzano Comes e Campigli e quella sull’esposizione del crocifisso dei consiglieri di Alleanza Nazionale Nistri, Giorgetti, Massai e Sensi. Donati (FI) ha parlato della denuncia fatta settimane fa da Adel Smith che chiedeva di togliere i crocifissi dalla scuola elementare dove andavano le figlie: “Il crocifisso è un segno che appartiene alla cultura degli italiani, degli europei, dell’occidente. È vero che lo Stato è laico, e deve rispettare tutti, ma in questo caso non si tratta di mancanza di rispetto, qui si tratta di riconoscere semplicemente una radice incancellabile”. Per Giorgetti (An) “l’esposizione del crocifisso è la rivendicazione di una propria dignità, di una propria specificità. Non vedo perché noi dobbiamo riconoscere le diversità altrui, se gli altri non riconoscono le nostre. Io credo che la reciprocità sia la base del diritto internazionale”. Lepri (Ds) ha ricordato alcuni principi costituzionali: “i principi della libertà religiosa, dell’eguaglianza di tutte le confessioni religiose di fronte alla legge, e della laicità dello stato. Ma anche i principi della libertà di insegnamento e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. Ripartire quindi dalla Costituzione per affrontare un contesto sociale che si presenta sempre più articolato di posizioni culturali e religiose diverse, che debbono non semplicemente convivere, ma dialogare e contribuire, tutte, a rendere più forte e coeso il nostro paese, nel rispetto di tutti e di ciascuno, rispettando e valorizzando ogni diversità e facendo sì che queste diventino un valore aggiunto, una ricchezza, e non un limite o un problema”.
Vignoli (Ppi-Margherita) si è detto in difficoltà, come cattolico, a parlare di questi argomenti: “disapprovo ciò che ha richiesto quel musulmano e disapprovo la decisione presa dal giudice in un primo momento”. Massai (An) ha ribadito l’invito alla Giunta provinciale a verificare la presenza di crocifissi nelle aule scolastiche degli istituti di sua competenza: “Non a mettere o a obbligare. D’altra parte richiediamo, che laddove le scuole ne siano sprovviste, si provveda a fornire a queste scuole dei crocifissi. E questo in termini molto laici”. Marconcini (PdCI) ha detto che ha molto rispetto per una religione “che riguarda la stragrande maggioranza della popolazione italiana ma credo che l’unica salvezza per tutti è la laicità dello Stato. Perché se lo Stato riesce a essere laico in prospettiva tutti potranno professare la loro fede, potranno professare la loro religione, e nessuno si sognerà mai di mettere in discussione questo assioma della democrazia”. Nigi (Ds) ha spostato il problema sui bambini, vere vittime di quanto accaduto: “Dobbiamo volere profondamente l’eguaglianza. Questo anche perché i bambini si devono sentire al loro agio. Abbiamo la nostra storia, la religione cattolica è quello che è per il nostro Paese, partiamo con il crocifisso, deve rimanere lì. Ma dobbiamo dire una cosa diversa, per la scuola, e dirla ora che abbiamo i fenomeni e i problemi dell’integrazione”. Anche Avezzano Comes (FI) ha ribadito di riconoscersi in uno Stato forte e laico “ma tutta l’Italia è insorta contro la rimozione del crocifisso alla scuola di Ofena. Perché per noi colleghi il crocifisso non è più un simbolo religioso ma è un simbolo identitario. E questo credo che sia il significato di questa vicenda”. D’Amico (Prc) ha invece ricordato come “l’unità d’Italia è stata fatta contro i voleri e soprattutto contro gli interessi del Papa Re. E’ da lì che nasce quel pensiero laico e quel pensiero che oggi lo Stato deve garantire ma oggi stiamo facendo una guerra di simboli molto pericolosi, ed è la modernità che ci sta portando a questo e la questione che si è manifestata è dunque che l’occidente si sente invaso, si sente occupato, si sente minacciato nella sua identità, nelle sue radici e nelle sue radici storiche”. Biagini (Ds) ha chiesto di rivedere la storia e rileggerla pensando anche agli errori: “il mio invito è a fare un ragionamento allargato e soprattutto che consideri quello che poi anche le generazioni andranno a pensare. Sul tema della scuola, della riforma, dell’autonomia, spero davvero che nessuna docente in nessuna classe obblighi mia figlia, visto che ho una bambina, a riconoscere il crocifisso come simbolo di identità nazionale. Visto che i simboli dell’identità nazionale per me e per suo padre sono altri. E per i cittadini che si riconoscono nella costituzione sono altri”. Infine, per Campigli (FI) “lo stato italiano è uno stato non confessionale, è uno stato che soprattutto in seguito alla revisione dell’intesa concordataria ha abbandonato per sempre il suo passato, quello di stato cattolico, per diventare uno stato neutrale, agnostico, e quindi implicitamente ateo, come alcuni professori universitari, storici, contemporanei, lo hanno definito.
È uno stato in cui negli ultimi 50 anni di storia repubblicana ha assistito a una vera e propria scristianizzazione, che si è manifestata in tutte le sue forme ma, come diceva anche il nostro Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, citando a sua volta un filosofo del 900, Benedetto Croce, noi non possiamo non dirci cristiani”.

15/12/2003 15.08
Provincia di Firenze