Regione Toscana
LIBERTÀ DI STAMPA: MONACI, BATTERSI PER DIRITTO DI CRONACA PREROGATIVA PAESI LIBERI
Il presidente del Consiglio interviene al convegno promosso dal centro Unesco di Firenze sulle “Nuove dimensioni della libertà di stampa nella prospettiva costituzionale e internazionale”
Da Toqueville all’Italia del ventennio fascista, dalla rivoluzione francese alle rivolte mediorientali di questi ultimi mesi. Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale, interviene al convegno promosso dal centro Unesco di Firenze sulle “Nuove dimensioni della libertà di stampa nella prospettiva costituzionale e internazionale”. Nella Sala delle Collezioni di Palazzo Bastogi, il presidente introduce l’appuntamento moderato da Maria Luisa Stringa, presidente centro Unesco Firenze, con Leonardo Bianchi, docente di diritto dell’informazione e della comunicazione (Università di Firenze) e Andrea Tatafiore, docente di diritto d’autore e della multimedialità all’Università di Teramo nonché socio fondatore del Club Unesco de L’Aquila.
Nelle parole di Monaci “l’attualità della libertà di informazione da dare e da ricevere”; la tecnologia può dare l’illusione di “accessibilità diffusa e libera alle informazioni”, ma in realtà “nel mondo della rete globale questi diritti possono essere compressi, quando non addirittura negati”. Il punto è in fondo sempre uno: la libertà di stampa ha significato progresso, democrazia, rinnovamento civile e sociale. “Può cambiare il veicolo - non più la carta ma internet e i social media - ma il fondamento di libertà è pressoché immutato”.
“Alzare la voce contro gli errori dei governi e battersi per il diritto di cronaca deve poter essere prerogativa imprescindibile di tutti i Paesi liberi del mondo, senza alcuna distinzione”, chiarisce il presidente che d’altra parte ricorda la lezione di Toqueville: “La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà”. Lo strumento distorto e soffocato nella storia italiana fascista, poi riscattato con la Costituzione repubblicana secondo una lezione che oggi potrebbe apparire “anacronistica” per i nostri giovani e che invece conserva, immutata, la forza più attuale: “Il controllo della circolazione delle idee e il divieto di pubblicare ciò che potesse mettere in discussione il regime erano stati per anni il più grande freno sulla via dell’evoluzione civile, contribuendo in maniera decisiva a ritardare la fine della dittatura”. Allora come ora, in Italia come in ogni Paese del mondo “la libera circolazione delle informazioni crea una relazione ideale tra una popolazione informata, critica e attiva e funzionari di governo responsabili”. In Toscana, chiude il presidente, lo Statuto regionale fa proprio il principio della “promozione dei diritti al pluralismo dell’informazione e della comunicazione”.
16/05/2012 19.20
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