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Comune di Sesto Fiorentino
L’ABBRACCIO DI SESTO FIORENTINO AD AMINATOU HAIDAR
In municipio lo storico incontro con la nota attivista per i diritti del popolo Saharawi
“Cara Aminatou, cara nostra concittadina, ti dò il benvenuto a nome di tutta la tua città”. Il sindaco Gianni Gianassi ha accolto con queste parole nel palazzo comunale Aminatou Haidar, la nota e pluripremiata attivista per i diritti umani del popolo Saharawi, giunta per la prima volta a Sesto Fiorentino, di cui è cittadina onoraria da due anni. Nella mattinata di oggi tanti cittadini e amministratori, provenienti anche dai comuni limitrofi, si sono stretti in un commovente abbraccio intorno alla donna, simbolo vivente della lotta nonviolenta per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale. “Hai testimoniato con il tuo esempio quanto sacrificio sia necessario per affermare le proprie idee in terra occupata - ha proseguito Gianassi - sei passata dal carcere, alla tortura, dalle violenze fisiche e morali sulla tua persona e sulla tua famiglia. Solo un carattere forte e la convinzione di lottare dalla parte giusta può rendere comprensibile ta nta sofferenza e tanto pericolo”.
Durante l’incontro - organizzato dal Comune di Sesto Fiorentino e dalla Fondazione R.F. Kennedy - gli interventi della presidente della Fondazione, Marialina Marcucci e del presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci hanno preceduto un lungo e intenso discorso pronunciato nella sua lingua da Aminatou Haidar e tradotto da Omar Mih, rappresentante in Italia della Rasd, la Repubblica araba Saharawi democratica. Haidar ha ringraziato il comune e la Fondazione Kennedy per l’accoglienza e il sostegno alla causa del suo popolo e ha poi descritto le difficilissime condizioni di vita della sua gente nei territori occupati e le continue violazione dei diritti umani compiute dalle autorità marocchine contro un popolo che si batte da decenni in modo pacifico. “Sia il sindaco Gianassi che la presidente Marcucci hanno potuto constatare di persona ciò di cui sto parlando, durante le loro recenti visite nei territori occupati”, ha aggiunto.
A seguire, Aminatou è stata accompagnata a visitare la sede della rappresentanza toscana della Rasd intitolata ai martiri di Gdeim Izik, vittime del massacro compiuto nel 2010 dall’esercito marocchino. All’interno della sede Rasd gli amministratori dei comuni di Signa, Montespertoli e Calenzano hanno consegnato alla donna la cittadinanza onoraria conferitale dai rispettivi consigli comunali. (rm)


A seguire l’intervento integrale del sindaco Gianassi:

Cara Aminatou, cara nostra concittadina, ti do il benvenuto a nome di tutta la tua città.

È con immenso piacere che ti riceviamo nel Palazzo comunale insieme alle istituzioni rappresentative, le organizzazioni ed i movimenti democratici, a tanti cittadini convinti della causa che insieme a tanti sostieni, di rispetto delle risoluzioni dell’Onu che assegnano a procedure di autodeterminazione il destino della tua terra: il Sahara occidentale.
Ho avuto il piacere di conoscerti ed essere ospite a casa tua, della tua famiglia, dei tuoi amici, dei militanti del Codesa, delle famiglie dei perseguitati e dei detenuti e posso solo ricambiare con i miei e nostri sentimenti di amicizia, di stima e di solidarietà.
Siamo lieti che tu sia venuta in Toscana accompagnata dalla Robert Kennedy Foundation grazie all’impegno di Marialina Marcucci che saluto e ringrazio.
Una felicità confermata dalla coerenza tra il rapporto che la RKF ha steso dopo la sua recente ed imparziale visita nel Sahara occidentale e quanto da me testimoniato ai cittadini di Sesto Fiorentino ma anche il 10 ottobre scorso di fronte alla IV Commissione Permanente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Siamo davanti a te, simbolo dell’impegno per il rispetto dei diritti umani. Donna che, nella Giornata mondiale contro la violenza verso tutte le donne, hai testimoniato con il tuo esempio quanto sacrificio sia necessario per affermare le proprie idee in terra occupata. Sei passata dal carcere, alla tortura, dalle violenze fisiche e morali sulla tua persona e sulla tua famiglia.
Solo un carattere forte e la convinzione di lottare dalla parte giusta può rendere comprensibile tanta sofferenza e tanto pericolo.
A El Ayune sono giunto all’indomani di quell’evento straordinario e terribile che è stato il campo della dignità: l’esperienza di Gdeim Izik, dove ventimila pacifici saharawi si sono riuniti per protestare senza violenza contro l’occupazione e le violenze degli occupanti marocchini terminato con lo sgombero violento, dell’8 novembre 2010, con almeno 13 morti, feriti e tanti prigionieri detenuti nelle terribili carceri marocchine.
A quell’esperienza così esaltante ma anche tragica, a quel primo sussulto di libertà nei paesi del Nord Africa, abbiamo voluto dedicare la nuova, seppur modesta, sede della Rasd in Toscana che tra poco potrai visitare.
Nei giorni che ho trascorso insieme a te ed ai tuoi amici ho visto la stretta sorveglianza alla quale sei sottoposta, grazie a te ho incontrato familiari di ragazzi brutalmente assassinati, come Said Dembar, ho visto donne rese invalide dallo sgombero violento del campo come Oubaih Kadija, ho incontrato decine di donne, mogli, madri, sorelle delle centinaia di prigionieri, ho incontrato i valorosi avvocati saharawi che difendono gli incriminati e gli arrestati, ho visto i giovani saharawi protestare per le discriminazioni che subiscono nella ricerca del lavoro, ho visto soldati e poliziotti schierati ad ogni angolo delle strade, davanti alle scuole, ho visto l’insufficienza della presenza della missione delle Nazioni Unite, ho incontrato i membri dirigenti del Comitato per la difesa dei diritti dei saharawi, coraggiose donne e coraggiosi uomini che si espongono personalmente e ne subiscono le pesanti conseguenze.
Tutto ciò ho visto grazie a te e alla resistenza saharawi e posso dunque testimoniare ovunque, la repressione e la violazione dei diritti umani perpetrata dal regno del Marocco nei confronti dei saharawi in patria.
Ho visto, con la tua assidua compagnia, la bellezza delle vostre coste e la ricchezza del vostro territorio e del vostro mare che l’occupante straniero vorrebbe sfruttare e vendere senza averne il diritto, rapinando nuovamente il popolo saharawi.
In tutti questi anni ho avuto occasione di incontrare tanti rifugiati e cittadini del territorio occupato che portavano sulla propria pelle i segni delle torture e delle gratuite violenze che la repressione marocchina ha loro inferto: donne come Sultana Jaya, attivista per i diritti umani, picchiata e menomata mentre manifestava pacificamente per le strade di El Aaiun e giovani come Ahmed Brahim Ettanji, esponente della resistenza saharawi più volte imprigionato e torturato.
Ho incontrato tanti saharawi che vivono in esilio, nei campi dei rifugiati di Tindouf in Algeria: donne, bambini, uomini che sopravvivono grazie agli aiuti dell’Unhcr, dei governi, e degli enti amici e che subiscono anch’essi da 40 anni, il diniego al diritto di vivere liberi, nella loro terra.
Qualche mese fa abbiamo avuto il grande onore di ricevere in questa stessa sala il presidente della Rasd Mohamed Abdelaziz. Nel suo discorso di saluto ha detto che per un saharawi la sua seconda casa è Sesto Fiorentino. È stato un onore troppo grande che non siamo in grado di sostenere perché non vogliamo che dobbiate scegliere una seconda casa ma che ne abbiate una, tutta vostra, nella vostra terra, con le regole e la rappresentanza che saprete alla fine darvi.
Qui sarete sempre ben accolti come grandi amici e cittadini di un mondo che vorremmo con il vostro e nostro impegno fosse più giusto.
La motivazione del conferimento della cittadinanza onoraria, il 14 gennaio 2010, recita: “nella convinzione che il riconoscimento della dignità e dei diritti di ogni individuo e di ogni popolo costituiscano il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo, nell’auspicio che la strada pacifica per l’autodeterminazione del popolo saharawi possa giungere finalmente a compimento”.
La lotta pacifica e democratica del popolo saharawi è una speranza in un mondo pieno di guerra e terrorismo che illumina l’azione e lo spirito di tutti noi. Un esempio da seguire e valorizzare.

Carissima Aminatou, ti giunga, di nuovo, da noi, stima ed affetto per quello che fai e per quello che sei, ti giunga la promessa di un impegno che non s’interromperà perché la giustizia trionfi e finalmente si possa salutare un Sahara Occidentale libero e indipendente.

Di nuovo benvenuta

Aminatou Haidar

Aminatou Haidar con il sindaco Gianassi

24/11/2012 17.40
Comune di Sesto Fiorentino


 
 


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