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Regione Toscana
Archeologia: il ruolo della Giordania in un’area in crisi
Stamani l’evento speciale della Conferenza internazionale sulla storia e archeologia della Giordania. Giani: “La Toscana e l’Italia da sempre guardano e devono guardare a levante”. Il principe El-Hassan Bin Talal: “Lavoriamo per un modello pluralista e un linguaggio comune”
E’ stato il momento clou di un appuntamento di per sé memorabile per Firenze, la Conferenza internazionale sulla storia e l’archeologia della Giordania (Ichaj 14 – International Conference on the History and Archeology of Jourdan), quello che si è tenuto questa mattina, giovedì 24 gennaio, al teatro della Compagnia in via Cavour. Studiosi, amministratori e addetti ai lavori si sono riuniti per un evento speciale, dal titolo “La cultura nei paesi in crisi: l’esperienza di Italia, Giordania ed Unesco nella conservazione dell’eredità culturale”, durante cui è stato intervistato e ha risposto a numerose domande il principe di Giordania El-Hassan Bin Talal.

L’incontro è stato promosso, nell’ambito della conferenza, per riflettere sulla situazione in cui versa il settore della cultura archeologica nella regione, oltre i confini giordani, al centro di una ormai lunga e drammatica crisi politico-militare, che ha visto le memorie archeologiche usate come arma ideologica. Un punto di vista, come hanno sottolineato tutti i partecipanti, centrato sul ruolo svolto dalla Giordania: quello di contribuire, quale unico paese in pace nella regione, ad assicurare continuità all'attenzione internazionale sull'area, anche organizzando stages di aggiornamento a personale del settore.

A portare i saluti è stato il presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani. “Quella di oggi è un’occasione fondamentale – ha commentato – per incrementare le relazioni tra l’Italia e la Giordania, paese così illuminato e moderato. Firenze, la Toscana e l’Italia da sempre guardano e devono guardare al Mediterraneo o meglio, come dice il principe, a levante”. Giani ha insistito sull’importanza di un rapporto diretto con le nostre università, in modo da approfondire studi e scoperte “che la delegazione fiorentina ha contribuito a far conoscere”. “L’archeologia è qualcosa di vivo - ha concluso il presidente -, che ci permette di portare alla luce i fili della storia e il percorso dell’umanità, e che può fornirci in questo senso insegnamenti anche per il futuro”.

Dopo l’intervento dell’ambasciatore italiano in Giordania, Fabio Cassese , che ha ricordato i progetti in Giordania a cui l’Italia sta lavorando; del presidente del Comitato scientifico della Conferenza, Guido Vannini (Università di Firenze), il quale ha posto l’accento sulla necessità di sviluppare un modello culturale più etico per uscire da questo momento di grave crisi; dell’incaricata alla cooperazione internazionale dell’università di Firenze Mirella Loda, la quale ha ribadito come l’Europa debba essere grata alla Giordania che ha conservato una stabilità politica pur accogliendo milioni di rifugiati e che grazie a questo tesori come Petra sono stati risparmiati, la giornalista Giulia Pruneti di “Archeologia Viva” ha intervistato il principe El-Hassan Bin Talal.

Il principe, considerato tra i maggiori intellettuali provenienti dal mondo arabo, è noto per la capacità di integrare i piani culturale e politico, proponendo un’agenda di sviluppo, euro-mediterrenea e globale, di carattere inclusivo e partecipativo, basata sul riconoscimento reciproco delle diverse tradizioni e delle identità socio-culturali contemporanee. Concetti che ha ribadito anche in questa occasione. “Noi cerchiamo il pluralismo – ha spiegato – vogliamo sviluppare una comunità che riesca a veicolare un messaggio, in cui siano al centro di tutto la dignità umana, la sincerità verso noi stessi, verso gli altri e verso il creatore. Su questo possiamo trovare un accordo e un linguaggio comune”.

La giornata è proseguita con un dibattito, condotto da Ettore Janulardo dell’università di Firenze, con interventi dell’ambasciatore Giorgio Marrapodi, direttore generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero per gli Affari esteri, Michele Morana, direttore dell’ufficio di Amman dell’Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo, Anna Paolini, rappresentante Unesco negli stati arabi del Golfo e lo Yemen. A seguire le testimonianze di Daniele Morandi-Bonacossi dell’università di Udine sul progetto ‘La terra di Nineveh’ in Iraq, di Maria Teresa Grassi dell’università di Milano sulla missione ‘Palmira Pal.M.A.I.S.’ in Siria, di Serenella Ensoli dell’università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ sulla missione a Cirene in Libia e Moawiyah Ibrahim dell’università Al Istiqlal di Gerico in Giordania

24/01/2019 15.36
Regione Toscana


 
 

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