Login

MET


Comune di Firenze
Museo Novecento: “l’altro” San Valentino
Dalla conferenza su baci e abbracci nella storia dell’arte all’installazione site-specific “Frammenti di un discorso amoroso” di David Reimondo, fino alla performance collettiva che analizza il rapporto tra maschile e femminile
Logo MuseoNovecento
Un San Valentino speciale quello che va in scena giovedì 14 febbraio al Museo Novecento di Firenze. Niente rose rosse né lume di candela ma tre appuntamenti sequenziali che invitano ad una riflessione profonda sull’amore e sui rapporti di coppia.

La giornata si apre alle 17, con Baci e abbracci, una conferenza spettacolo pensata per celebrare e festeggiare la parola amore, durante la quale il direttore artistico del Museo, Sergio Risaliti, illustrerà alcune delle più celebri immagini di baci e abbracci nella storia dell’arte: da Bronzino a Courbet, da Canova a Schiele, da Rodin a Picabia, da Via col vento a Titanic.

Alle 18, inaugurazione di “Frammenti di un discorso amoroso” installazione site-specific di David Reimondo a cura di Gaspare Luigi Marcone, primo appuntamento del ciclo Ora et labora, ideato da Sergio Risaliti, che invita un artista contemporaneo a elaborare un lavoro per il loggiato del Museo. In questo caso, Reimondo ha operato una riflessione sul celebre scritto di Roland Barthes Frammenti di un discorso amoroso. L’intellettuale francese, con le sue teorie sul linguaggio e sulla significazione, è diventato un punto di riferimento per la semiologia e la critica letteraria coinvolgendo altre scienze come psicanalisi e sociologia.

L’installazione Frammenti di un discorso amoroso (in mostra fino al 28 maggio) è un’opera site specific per il loggiato del Museo Novecento costituita da una rete metallica con circa 11mila led; la “griglia”, di grandi dimensioni (1,30 × 20 metri circa), è assemblata e saldata in modo artigianale mentre i led sono portatori di un messaggio volto all’attualità. Su questo “grande schermo” si aggregano e si disgregano i “frammenti” dei nuovi “simboli” elaborati da Reimondo. Infatti, l’artista, evocando alcune sezioni del volume di Barthes, ha realizzato delle riprese video usando dei semi naturali che, disposti fino a costruire un suo “simbolo”, venivano poi disgregati dal soffio d’aria di un compressore. Queste riprese sono state trasferite su file digitale così da vedere le “immagini in movimento” proiettate sulla rete di led. In sostanza su questo schermo i simboli di “abbraccio”, “cuore” o “magia” si compongono e disgregano ritmicamente con un movimento che parte dal “cuore” dell’installazione verso i suoi lati con un ritmo continuo di apertura e di chiusura. I “semi naturali” coesistono con i “semi artificiali” ossia i led; questi frammenti definiscono in modo compiuto i simboli dell’artista solo se il lavoro è guardato da lontano mentre, avvicinandosi, emerge un mosaico leggero di metallo e di luci quasi indecifrabile. In un’epoca in cui la tecnologia viene associata alla produzione di oggetti di design industriale e seriale, “impeccabile”, l’artista ha scelto invece l’artigianalità, data da un meticoloso lavoro manuale che resta comunque imperfetto con alcune sue tracce di casualità.

Alle 18.30, spazio a And Whatever I Do Will Become Forever What I've Done (E qualunque cosa io faccia si muterà per sempre in ciò che ho fatto), performance di Silvia Cogotzi, Lori Lako, Chiara Macinai, Dania Menafra, Zoya Shokoohi, a cura di Sergio Risaliti, realizzata grazie al contributo degli assessorati alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili del Comune di Firenze. Ispirata ai versi della poetessa polacca premio Nobel Wislawa Szymborska, la performance si tiene nel loggiato al primo piano del Museo Novecento e negli ambienti che ospitano la collezione Alberto Della Ragione. Nel loggiato si elevano cinque colonne bianche, composte unicamente di fogli. Ognuna di queste ha un’altezza ben precisa, corrispondente alla statura di ciascuna artista, mentre al secondo piano del Museo, una grande superficie di foglia oro sarà accuratamente vegliata da persone di sesso maschile disposte in cerchio. Le colonne cartacee vogliono essere il simbolo di un’esperienza femminile fatta di risposte sospese, infatti gli interrogativi proposti nei fogli che le strutturano sono parti di un questionario vuoto mai somministrato, e la mano del fruitore diventa padrona di “consumare” le colonne o lasciarle lì, intatte. La foglia d’oro invece è di una delicatezza tale che la breve disattenzione di un solo uomo può intaccarne irrimediabilmente l’integrità. In questo modo le artiste hanno deciso di affrontare il tema dell’amore da un punto di vista totalmente inedito rispetto al comune modo di guardare a questa giornata, ponendo una riflessione più profonda sul rapporto che intercorre tra il maschile e il femminile con la conseguente distribuzione di responsabilità e opportunità.

“L’arte è un potente strumento di comunicazione sociale per sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani - hanno detto gli assessori alle Pari opportunità Sara Funaro e alle Politiche giovanili Andrea Vannucci -, sul drammatico fenomeno della violenza sulle donne e più in generale all’interno delle relazioni di coppia. La performance ‘And whatever I do will become forever what I have done’ nasce proprio con questo obiettivo affinché vengano accesi i riflettori sull’importanza di contrastare tali atti. Siamo convinti che questo messaggio abbia ancora più forza se lanciato nel giorno di San Valentino, che celebra l’amore nelle coppie”. “La suggestione di questa iniziativa realizzata da cinque giovani artiste - hanno continuato Funaro e Vannucci - sarà l’occasione per offrire un ulteriore e stimolante momento per riflettere su quanto sia necessario diffondere la cultura delle pari opportunità e della non violenza. Grazie a MUS.E, al Museo Novecento e al suo direttore scientifico Sergio Risaliti per la grande sensibilità dimostrata verso il tema della violenza sulle donne e nelle relazioni e per l’impegno dimostrato per far sì che questo bel progetto potesse realizzarsi”.

“L’intera operazione si pone come una riflessione che vuole guardare al di là del proprio naso, non limitandosi a uno sguardo sul femminile ma piuttosto sul mondo femminile e quello maschile in relazione - spiega Sergio Risaliti - e su come questo rapporto sia in grado di modificare e ribaltare liquidi equilibri attraverso impercettibili spostamenti di prospettiva, capaci di generare meccanismi di violenza appartenenti a circuiti inarrestabili. Nei rapporti amorosi lo scambio di personalità e intensità è necessario quanto invitabile, così come la cura e l’elaborazione per trasformare di segno l’entropia affettiva e ogni germe di ambi-violenza nelle parole, nei gesti, nella domanda e offerta, perché dove c’è amore c’è sempre gioco più di potere che di poesia . Firenze è una città che ci offre infiniti esempi di questo labile confine: il Perseo sovrasta il corpo decapitato della Medusa, ma anche il Giambologna ci riporta alla memoria episodi di sopraffazione nel Ratto delle Sabine: così Piazza della Signoria accoglie segni di potere, violenza e sopraffazione. Anche all’interno della sala che ospita la collezione permanente del Museo Novecento scopriamo diversi modi di guardare al femminile da parte di un uomo, basti pensare a Martini con la Pisana e Attesa/Susanna, ma anche Fontana con Donna Sdraiata e Paulette. La performance di Silvia Cogotzi, Lori Lako, Chiara Macinai, Dania Menafra, Zoya Shokoohi apre un campo di lettura altro, un ribaltamento di ruoli e di comportamenti sempre più necessari sempre meno retorici e più poetici ”.

11/02/2019 10.21
Comune di Firenze


 
 

Google


Vai al contenuto