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Ufficio Stampa Associato del Chianti
Barberino e Tavarnelle. E’ Luna di notte, al Cinema Olimpia. Poesia e astronomia con Roberto Comi e Massimo Salvianti
Giovedì 4 dicembre alle ore 21.30. L’iniziativa, patrocinata dall’Unione comunale del Chianti fiorentino, è ad ingresso libero
“Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura…”. Il 2019, che tra qualche settimana volgerà al termine, è stato l’anno delle ricorrenze plurisecolari. I 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il mezzo secolo di vita dallo storico momento dell’allunaggio e del festival di Woodstock e, tra gli altri, i duecento anni dalla stesura del componimento più famoso di Giacomo Leopardi: “L’infinito”. Il poeta e filosofo compose il capolavoro durante il periodo della giovinezza, nel paese di origine, nelle Marche, intorno al 1818-1819 e fa parte di una serie di scritti pubblicati nel 1826 con il titolo “Idilli”, che includono altre liriche famose, come Alla luna e La sera del dì di festa.

Questa sera, alle ore 21.30, il Cinema Olimpia ospita un evento speciale, in bilico tra astronomia e poesia, organizzato dall'Osservatorio polifunzionale del Chianti e ideato e curato da Roberto Comi con il coinvolgimento dell’attore Massimo Salvianti. “E’ l’Luna di notte – dalla Luna Leopardi, e ritorno - spiega Roberto Comi - è l’iniziativa che vuole esaltare i contenuti della poesia leopardiana offrendo al pubblico un’originale occasione culturale che accosta divagazioni astronomiche, miti, credenze, verità e molto altro. Le letture saranno eseguite dall’attore Massimo Salvianti. L’iniziativa è realizzata con il patrocinio dell’Unione comunale del Chianti fiorentino. Ingresso libero.

Alla Luna

di Giacomo Leopardi

“O graziosa luna, io mi rammento che, or volge l'anno, sovra questo colle Io venia pien d'angoscia a rimirarti Ma nebuloso e tremulo dal pianto Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci Il tuo volto apparia, che travagliosa Era mia vita: ed è, né cangia stile, O mia diletta luna. E pur mi giova La ricordanza, e il noverar l'etate Del mio dolore. Oh come grato occorre Nel tempo giovanil, quando ancor lungo La speme e breve ha la memoria il corso, Il rimembrar delle passate cose, Ancor che triste, e che l'affanno duri!

04/12/2019 11.20
Ufficio Stampa Associato del Chianti


 
 

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