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Regione Toscana
Regione. Legalità: ricollocare l’edicola rimossa dal Comune di Pisa, approvate due mozioni
Sui due atti di indirizzo, che contestano la rimozione del chiosco di Borgo Stretto diventato simbolo della lotta alla mafia, hanno votato a favore il Pd, Sì-Toscana a Sinistra, M5S e le consigliere Spinelli e Pecori del gruppo Misto. Ha votato contro la Lega, mentre Marchetti (FI) e Salvini (gruppo Misto) si sono astenuti
Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza due mozioni collegate che impegnano la Giunta regionale a intervenire nei confronti dell’amministrazione comunale di Pisa per ricollocare nella sua naturale sede o in una nuova e visibile collocazione il “Chiosco della legalità”, cioè l’edicola di Borgo Stretto, confiscata alla mafia nel 2013 e restituita alla cittadinanza nel 2014 che il Comune ha fatto rimuovere per motivi igienico sanitari la mattina del 2 gennaio scorso. Una delle due mozioni è stata presentata dal gruppo del Pd, primo firmatario Antonio Mazzeo, e sottoscritta da Serena Spinelli (gruppo Misto), e Gabriele Bianchi e Irene Galletti del M5S; l’altra mozione, invece, è stata presentata da Sì-Toscana a Sinistra, primo firmatario Tommaso Fattori, e sottoscritta anche da Serena Spinelli (gruppo Misto), Gabriele Bianchi e Irene Galletti (M5S), e Monica Pecori (gruppo Misto). In fase di votazione col sistema elettronico, si sono espressi a favore delle mozioni il gruppo del Pd, del M5S e le consigliere Pecori e Spinelli del gruppo Misto; hanno votato contro i consiglieri della Lega; si sono astenuti il consigliere Maurizio Marchetti (FI) e il consigliere Roberto Salvini (gruppo Misto)

Il consigliere Mazzeo, illustrando all’aula la mozione del Pd, ha ricordato che “il Comune ha rimosso l’edicola, agendo la mattina presto del 2 gennaio e cancellando con un colpo di spugna un simbolo della lotta alla mafia che a Pisa tutti riconoscono come tale”. E criticando l’operato del Comune ha aggiunto: “Un simbolo, anche se la gestione di quello spazio ha avuto difficoltà negli ultimi mesi, vale di più rispetto all’idea di combattere il degrado di una zona della città”. Mazzeo ha chiuso invitando la Giunta a trovare “modo e forma per rimettere in vita l’edicola, come segnale di lotta alla mafia e come battaglia di civiltà che non possiamo non combattere”.

“Quanto è accaduto a Pisa lascia esterrefatti”, ha dichiarato Fattori illustrando la mozione del suo gruppo, “soprattutto in considerazione dei dati che dicono che il fenomeno mafioso è una presenza in crescita in Toscana”. Fattori ha parlato di “pessimo segnale alla società civile” e di “schiaffo vergognoso” all’impegno per la legalità. Perciò ha ribadito che “è essenziale un segnale da parte della Regione”.

Il consigliere Bianchi ha annunciato il voto favorevole su entrambe le mozioni, “perché serve un segnale forte di contrarietà al gesto compiuto dall’amministrazione comunale di Pisa”.

Voto favorevole ai due atti di indirizzo è stato annunciato anche dalla consigliera Pecori, che si è detta “esterrefatta dall’iniziativa del Comune e dalle dichiarazioni rilasciate successivamente dall’onorevole Ceccardi, perché un simbolo non si giudica su canoni estetici”.

“Il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia è un processo complesso, ma non si può ignorare davanti a qualche difficoltà”, ha dichiarato la consigliera Spinelli, che ha aggiunto: “In questo processo ci vuole un forte intreccio di volontà e bisogna essere mossi dalla convinzione di restituire un bene alla collettività come impegno all’affermazione della cultura della legalità”.

“Sono tutti principi condivisibili, finché il dibattito non diventa battaglia politica”, ha affermato Elisa Montemagni (Lega), che ha spiegato che l’immobile era in gestione a una cooperativa che ha cessato l’attività e che, “come risulta da una lettera inviata al sindaco dalla Asl, era diventato ricettacolo di deiezioni corporali”. L’Asl, ha ricordato, chiedeva “un intervento di risanamento o la rimozione e il Comune ha deciso la rimozione temporanea dell’edicola, ma ha dichiarato di essere disposto a una sua ricollocazione, tanto che ci sarà un incontro con l’associazione Libera”.

“Anch’io condivido i principi espressi, ma nel caso in questione ci leggo una strumentalizzazione”, ha detto Marchetti, “perché l’abbandono dell’edicola era oggettivamente diventato un problema di igiene pubblica”. La soluzione, ha aggiunto, è quella di riposizionarla in un’area più appetibile dal punto di vista commerciale”.

“Al di là delle osservazioni politiche, spero in un voto favorevole di tutti, perché un voto negativo o un’astensione risulterebbe incomprensibile”, ha osservato Alessandra Nardini (Pd). “L’edicola”, ha ricordato, “è un bene pubblico e il Comune doveva adoperarsi per la sua gestione in quanto tale, non rimuoverlo attraverso un’imboscata”. Augurando una riapertura del dialogo tra tutti i soggetti, Nardini ha auspicato che “l’edicola sia ricollocata al suo posto per affermare che qui la mafia è stata sconfitta”.

Il portavoce dell’opposizione, Jacopo Alberti, ha letto per intero la lettera del Dipartimento prevenzione Ufficio di igiene pubblica della Asl, sottolineando che “la richiesta inviata al sindaco era quella di procedere alla bonifica con ristrutturazione dell’edicola o alla rimozione”.

Il capogruppo del Pd, Leonardo Marras, ha definito “allucinante” l’azione dell’amministrazione comunale, affermando che “serve una coscienza collettiva per contrastare fenomeni pericolosi come quello della mafia e i simboli, qual è l’edicola di Borgo Stretto, servono proprio a questo”. Invece, ha continuato, “il Comune ha operato una scelta ben precisa, il che lascia pensare o che non si ha un’attenzione verso gli spazi pubblici o che non si apprezzi il valore di un simbolo”.

Fattori è intervenuto di nuovo per ribadire che “serve dire da che parte si sta e non si può accettare, com’è stato fatto in aula, l’interpretazione parziale della relazione dell’Asl”.

Gianni Anselmi (Pd) ha esordito dicendo che “questo tipo di discussione nobilita le istituzioni” e ha sottolineato che “la lotta alla mafia si nutre di cultura di legalità e anche di tutti i simboli che possono rappresentarla”. Riferendosi alle questioni di decoro sollevate, Anselmi ha affermato che “il decoro etico viene prima di tutto”.

15/01/2020 17.04
Regione Toscana


 
 


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