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Regione Toscana
Coronavirus: il dibattito in Aula sulla comunicazione della Giunta regionale

“Mi piacerebbe avere una Regione che si fida dei propri cittadini, che sta loro accanto e dà loro la possibilità di riaprire le attività, in sicurezza, e che dice: ‘noi ci siamo’”. Così Elisa Montemagni (Lega) ha aperto il dibattito sulla comunicazione dell’assessore Vittorio Bugli. “Ci sono attività che possono e devono riaprire, in caso contrario rischiamo l’esplosione del lavoro nero”. La consigliera si è quindi soffermata sulla mancanza di “chiare linee guida per la sanificazione degli ambienti di lavoro e sulla necessità di una burocrazia semplificata”. E dopo aver accennato alla crisi degli aereoporti toscani e degli operatori balneari, ha concluso con forza: “La Regione Toscana agisca sul Governo per far riaprire”.

Apprezzamento sul presidente Rossi e su tutta la Giunta toscana è stato espresso da Stefano Scaramelli (Iv): “il modello toscano ha dimostrato di saper funzionare e non ci deve essere dicotomia tra salute ed economia”. Da qui la necessità che il Governo tenga conto della Toscana: “gli ultimi provvedimenti ledono i diritti fondamentali della persona e sono stati assunti senza la necessaria condivisione, a differenza di quanto accaduto nella nostra regione”. Il consigliere ha inoltre criticato le misure assistenziali, come il reddito di cittadinanza, chiedendo l’adozione di provvedimenti che, al contrario, favoriscano lavoro e sviluppo. “E’ corretto avere paura di morire, ma non possiamo avere paura di vivere - ha concluso Scaramelli – no alla paura, la Toscana può fare la differenza”.

“Il governatore Rossi non ha voluto il nostro supporto e non ha neppure bisogno del Consiglio regionale perché può fare per conto proprio”, ha esordito Paolo Marcheschi (FdI), soffermandosi sulle iniziative del Governo, definendole “inconcludenti e intempestive”, quindi generatrici di “regole confuse e contraddittorie”. Secondo il consigliere “il decreto legge liquidità non è servito a niente e non possiamo aspettare né il Governo né l’Europa, perché c’è un problema immediato di liquidità per le imprese: gli imprenditori non sono codici Ateco”. “La Regione deve fare un salto di qualità e mettere subito le mani sul proprio bilancio – ha concluso – perché il tempo è il confine tra la vita e la morte delle nostre aziende”.

Giacomo Giannarelli (M5S), dopo aver espresso delusione per gli interventi che lo hanno preceduto, ha affermato che “la Toscana nel complesso si sta comportando bene” e, entrando nel merito dei rapporti tra Governo e Regioni, ha sottolineato che quest’ultime non possono contrapporsi al Governo nazionale: “ci vogliono regole chiare e uniche per tutte le Regioni”.
Secondo il consigliere “il Governo sta agendo con cautela per non sottovalutare il rischio, ha adottato misure necessarie ma non sufficienti”, difendendo il reddito di cittadinanza e plaudendo al bonus per i lavoratori autonomi. Giannarelli ha infine concluso che, ai tavoli nazionali e in sede di Conferenza stato-Regioni, si rifletta sull’opportunità di istituire “strumenti innovativi”, come ad esempio le “zone speciali di crisi complessa”.

Un grazie all’impegno della Giunta e del Consiglio è arrivato da Gabriele Bianchi (Gruppo Misto), che ha apprezzato “il lavoro sulla liquidità, portando la voce di chi è disperato”. La sfida, secondo il consigliere, è dar vita a “modelli replicabili”, evitando “l’arrivo delle mafie sul turismo”. “La politica deve dare un segnale di coesione – ha concluso – evitiamo il litigio e costruiamo insieme soluzioni concrete, per rispondere alle aziende e ai cittadini toscani”.

“Io invece non mi sento di ringraziare nessuno” ha esordito Maurizio Marchetti (Fi): “ho apprezzato l’intervento dell’assessore Bugli ma mi aspettavo anche qualcosa di più”. Da qui l’invito ad accelerare i tamponi per riaprire al più presto le attività, avendo anche il coraggio di azzardare, perché di fronte ad uno schermo opaco è difficile programmare il futuro”. Tra i dati sottolineati: solo il 15 per cento dei lavoratori ha riscosso la Cig e facendo riferimento all’appello del Presidente del Consiglio Conte alle Banche, ha affermato: “fa ridere, poiché il ritardo nell’erogazione delle risorse risiede nel mancato arrivo delle garanzie da parte di Sace”. “Mi aspettavo segnali più forti da parte del Governo”, e soffermandosi sulle difficoltà del settore dell’edilizia e sul turismo, ha invocato la necessità di un “tuscany bond”.

Tommaso Fattori (Sì – Toscana a sinistra) ha esordito sostenendo che è “prioritaria la sicurezza dei lavoratori, poiché il contagio avviene soprattutto nei luoghi di lavoro”. Per questo occorrono maggiori controlli ed è necessario un protocollo di sicurezza più rigido, così come occorre incentivare l’uso massiccio dei tamponi, propedeutici alla riapertura delle aziende. E ancora: “è necessario disincentivare il ricorso al mezzo privato e immaginare una riorganizzazione del Tpl, che sarebbe dovuto essere in mano pubblica”. “Questa tragica emergenza deve almeno farci riflettere sulla necessità di ripensare il nostro modello di sviluppo, si è infatti puntato troppo sul turismo e siamo troppo dipendenti dall’export”. Da qui la conclusione di Fattori: “bisogna incentivare l’economia circolare in Toscana e, a livello nazionale, ripensare ad una sorta di nuova Iri”.

Jacopo Alberti (portavoce dell'opposizione) ha rappresentato all'aula "la preoccupazione che mi viene manifestata da parte di imprenditori che lavorano al 100 per cento con il turismo straniero: le loro attività potranno riacquistare la normalità tra un anno, come faranno a sopravvivere nel frattempo? Serve un provvedimento nazionale e mi auguro che la Regione Toscana sia in grado di dare risposte".

Leonardo Marras (capogruppo pd) ha fatto il punto sulla situazione tra i provvedimenti nazionali e il livello mantenuto dalla Regione, alla quale rivolge il "plauso e incoraggiamento in questa fase". Da una parte la tenuta del servizio sanitario, la concertazione con categorie economiche e i sindacati, che hanno di fatto "messo la Toscana avanti nel quadro delle regioni in termini di risposte, proposte e interventi". Se è chiaro che le ordinanze hanno un carattere di immediatezza e contingenza, tuttavia ciò deve avvenire "in un quadro di legalità: a me non piacciono le fughe autonome e propagandistiche di certe regioni". L'ultimo decreto governativo, dice Marras, "non ci ha soddisfatto in pieno: non ha considerato soluzioni diverse per territori che hanno condizioni diverse". In questo senso il capogruppo chiede a Enrico Rossi di invitare il Governo a "riconoscere autonomia e tenere in conto le differenze rispetto alle condizioni reali di salute", augurandosi che "il monitoraggio che ci è richiesto serva a questo riconoscimento". Tra i grandi temi da affrontate nella Fase 2, quello della scuola e dei genitori che rientrano a lavoro con bambini che, nella fascia 0-6 anni, non hanno possibilità di vivere minimamente la vita sociale; e quello della sicurezza, su cui la Toscana deve continuare "con al prontezza che ha mostrato finora".

Monica Pecori (gruppo misto), precisa che "anche la Regione Toscana si è mossa in ritardo" e comunque "le ordinanze che si susseguono giorno per giorno mostrano come presidente e Giunta si stiano muovendo in piena autonomia": "Magari quando le forze politiche danno indicazioni rispetto alle ordinanze dovrebbe esserci lo spazio per parlarne, e invece questo manca", commenta. Critiche anche su alcune delle disposizioni assunte dal presidente Rossi nell'ordinanza 38, come ad esempio sull'uso delle due mascherine chirurgiche: "se si deve puntare sulla sicurezza dei lavoratori, bisogna che questa sicurezza sia certa", afferma Pecori. La consigliera, dichiarando "molte perplessità", invita tutti ad aprire gli occhi sulla realtà: "Ci sono code di persone davanti alla Caritas ed altre associazioni, e fortuna che i toscani hanno il cuore più grande della loro capacità di spesa". Pecori conclude chiedendo se "c'è la possibilità di raschiare il fondo del barile nel bilancio, così da andare incontro a queste situazioni".

Gianni Anselmi (Pd) è intervenuto in quanto presidente della commissione sviluppo economico, tracciando un punto sull'attività portata avanti in queste settimane e anche nella seduta di ieri<http://www.consiglio.regione.toscana.it/ufficio-stampa/comunicati/comunicati_view?idc=0&id=28655>, con particolare attenzione ai settori del commercio e del turismo, drammaticamente esposti nella situazione presente. La discussione si è svolta in due sedute, con una platea molto vasta di categorie e sigle, spiega Anselmi, per i comparti del commercio, del turismo, dei servizi, e con la partecipazione dell'assessore Stefano Ciuoffo, dell'Anci, del direttore di Toscana promozione (Francesco Palumbo). In cima alle considerazioni del presidente il tema della liquidità e la moltitudine di proposte contenute negli atti presentati dai gruppi consiliari: si attende il decreto di aprile per "comporre un documento il più possibile condiviso" in seno al Consiglio. Bisogna in ogni caso "tentare una via Toscana alla Fase 2, e costruirla nelle settimane che precedono la riapertura" afferma; e su questa articolazione territoriale bisogna "confrontarsi con il governo in modo molto serio, ma sempre "stando nel perimetro del percorso previsto a livello nazionale".

Il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha apprezzato il confronto in consiglio perché, "pur nella diversità di posizioni", si è mantenuto "la correttezza del ragionamento e del confronto di cui c'è bisogno; il momento è tale che i litigi rischiano di generare scoramento nei cittadini". In primo piano anche il prossimo ritorno del Consiglio regionale a riunirsi con la presenza fisica dei consiglieri, annunciata oggi dal presidente Eugenio Giani: "Ho stima e apprezzamento per il ruolo svolto dal presidente Giani - ha detto Rossi - e per come sia riuscito a mantenere continuità nel lavoro, cosa che non era né scontata né facile. Ma naturalmente l'attività dovrà intensificarsi".

Nel lungo intervento del presidente le considerazioni si sono concentrate sugli aspetti economici. Rossi non crede "che le Regioni possano essere trattate tutte allo stesso modo", anche perché "la ripresa deve avvenire nel massimo della cautela e della prudenza, in sicurezza". Il presidente ha ricordato l'impegno speso nei vari settori, e passato in rassegna le varie ordinanze: la riapertura del settore esposto sul versante internazionale - "la locomotiva della Toscana, produce il 33 per cento del nostro pil" -; i temi del trasporto pubblico; il turismo e il commercio; la libertà per gli anziani di andare negli orti - "oggi metterei un limite comunale" -; l'attenzione per i centri commerciali - "mascherine, gel, guanti" -. "Per noi il fatto è sempre stata la ripartenza in sicurezza", ha ribadito il presidente, e in questo senso "sarà fondamentale il monitoraggio", cosicché alcuni settori, se necessario, "possano essere rallentati o fermati", perché "basta un focolaio da una parte per riaccendere i contagi".
Rossi è "molto preoccupato per la vicenda economica": accanto ad alcuni ritardi per le partite Iva ci sono le difficoltà sul piano della liquidità: "ma basterà?", si chiede Rossi. Il presidente guarda a "un rilancio che veda le istituzioni pubbliche svolgere una funzione trainante", parla di "una ripartenza keynesiana". La crisi si concentrerà in pochi mesi e "sarà una crisi con conseguenze drammatiche"; accanto alle misure per le famiglie, come il reddito di emergenza , "ci vuole intanto un intervento pubblico che porti ad accelerare le opere pubbliche: a luglio avevamo fatto un piano per la crescita che prevedeva di mettere in campo 6 miliardi di investimenti; ora dobbiamo chiedere un modello Genova". Lo Stato, ricorda Rossi, "può mettere in campo grandi piani; oltre alla liquidità occorre che sia assicurato a questa Regione un flusso di risorse intorno ai 4,5 miliardi, altrimenti rischiamo di andare verso una crisi sociale che potrebbe avere effetti devastanti. Spero di sbagliarmi".
Tra le indicazioni anche la necessità di "un grande progetto per assistere ed educare in sicurezza i nostri ragazzi", perché "noi dobbiamo garantire la ripresa dell'attività educativa". La soluzione potrebbe stare nelle scuole con piccoli numeri, dice Rossi, o ricorrendo ad educatori, micro nidi, associazioni sportive.
Quanto al tema della ripartenza, "occorrerà guardare attentamente ciò che accade il 4 maggio, con la ripresa"; meglio "tenere il perimetro regionale".

29/04/2020 20.05
Regione Toscana


 
 


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