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FOTOGRAFIA DELLE PARTECIPATE IN TOSCANA
I primi risultati del progetto citYgov presentati oggi a Firenze in un convegno promosso da Anci Toscana. Cosimi: “Sì al confronto con il privato ma con regole certe”
In quale misura le partecipate sono strumento di governo delle politiche pubbliche locali, ovvero quali sono le strategie dei comuni nei confronti delle partecipate? In quale misura esse sono luogo di governo, chi sono cioè i soci e come si ripartiscono nella struttura societaria? A queste domande si propone di rispondere il progetto di ricerca citYgov (Pubblico e privato nel governo delle città) selezionato e finanziato dal bando della Regione Toscana nel 2009 nell’ambito del programma FSE 2007-2013, sull'Asse IV Capitale umano del POR della Regione Toscana e posto in essere da un ATS tra l’Università di Firenze, Antos s.r.l. e Anci Toscana. I primi risultati della ricerca della durata di tre anni (2010-2013), in corso di pubblicazione in un volume dal titolo provvisorio “Governi privati”, sono stati presentati oggi a Firenze nel corso del convegno “Le partecipate: strumento e luogo del governo locale” dal responsabile scientifico Andrea Lippi del Dipartimento di Scienza Politica e Sociologia dell’Università di Firenze e dai ricercatori Stefania Profeti e Giulio Citroni.
Al convegno è intervenuto il presidente di Anci Toscana Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno, che ha sottolineato l’esigenza forte, sul fronte della gestione dei servizi, di una ‘solidarietà’ tra territori: “Ciascun territorio – ha affermato Cosimi – deve considerare che esistono responsabilità verso i territori vicini. Non è possibile che un territorio da solo si faccia carico del problema e dei conflitti conseguenti e garantisca tutti gli impianti necessari allo svolgimento dei servizi. Su questo fronte occorre un forte ruolo regolatore da parte della Regione in accordo con i Comuni”. Il presidente di Anci Toscana si è soffermato poi sulla questione del rapporto con il privato: “Noi siamo per il confronto con il privato ma con regole certe – ha affermato Cosimi –. Va detto in maniera chiara chi fa cosa. Non è possibile, come stabilisce la normativa nazionale, che chi detiene il 40% delle quote detenga anche la governance delle aziende, perché questo non premia la qualità e l’efficienza. I servizi in cui il pubblico investe proprie risorse devono per forza essere gestiti dal pubblico”. Altro punto è quello degli investimenti sulle infrastrutture, ad esempio per quanto riguarda l’acqua o i rifiuti: “Non è possibile pensare che gli investimenti sulle infrastrutture vengano messi in tariffa – ha detto Cosimi – a farsene carico deve essere o la fiscalità generale o il privato”. Infine, il presidente di Anci Toscana ha sottolineato l’esigenza di un piano regionale che superi la separatezza attuale nella gestione tra rifiuti solidi urbani e rifiuti industriali. A questo proposito “siamo disponibili – ha detto – anche a far costruire gli impianti ai privati e farli gestire in convenzione, con un forte controllo che resti ai Comuni”.
Al convegno hanno preso parte, tra gli altri, Anna Rita Bramerini, assessore all’Ambiente e energia della Regione Toscana, Alessandro Antichi, presidente Commissione Spl del Consiglio regionale toscano, Alfredo De Girolamo, presidente Confservizi Cispel Toscana, Goffredo Borchi, vicesindaco di Prato e responsabile Servizi pubblici locali di Anci Toscana.
I primi risultati della ricerca
Il campione oggetto dell’analisi citYgov (che comprende sei regioni tra cui la Toscana) ha preso in esame 1335 casi di partecipate (di cui 740 dirette e 595 controllate in forma indiretta) per un capitale sociale mobilitato di oltre 14 miliardi di euro (poco meno di 1 miliardo e 800 milioni in Toscana). Le partecipate si concentrano nel settore di policy dei servizi pubblici locali (38% in Italia, 29% in Toscana) e consistono in netta prevalenza di società per azioni (43% in Italia, 49% in Toscana) e di società a responsabilità limitata (29% in Italia, 33% in Toscana).
Per quanto riguarda le partecipate come strumento di governo, se si analizza la partecipazione dei Comuni, il capitale sociale versato da questi ultimi equivale in Toscana a quasi 1 miliardo (con un capitale procapite per abitante pari a poco meno di 250 euro). Si registra un maggiore coinvolgimento dei Comuni al di sopra dei centomila abitanti, ma con variazioni significative tra nord e sud, poiché in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana emerge una propensione maggiore alla partecipazione azionaria anche in Comuni sopra i 30 mila abitanti con una misura al di sopra della media. L’investimento di capitali in aziende fuori dai confini provinciali è generalmente basso per tutti i tipi di comuni, mentre fuori regione è praticamente assente. Ciò rafforza – hanno spiegato i ricercatori – la tendenza localistica e la dimensione infra provinciale delle partecipate quali strumenti di governo delle politiche pubbliche su territori delimitati e limitrofi al comune partecipante. La Toscana si colloca tuttavia tra le regioni in cui la propensione ad investire in società partecipate da parte dei comuni al di fuori dei confini provinciali è più spiccata. Riguardo al settore di governo in cui investire, ci sono regioni dove i comuni si concentrano sui servizi pubblici locali (Lombardia, in primis) e altre dove la partecipazione si spalma su un differenziato arco di politiche pubbliche (Toscana in primis).
Per quanto riguarda invece le partecipate come luogo di governo, la ripartizione del capitale sociale tra soci pubblici, misti e privati mostra che gran parte del capitale sociale investito è di fonte pubblica, con percentuali oltre i 2/3 praticamente ovunque. In Toscana, rispetto ad altre regioni, si osserva una maggiore presenza di capitale privato (rispetto a quello misto). Il confronto tra quote di capitale sociale investito nelle partecipate e numero di soci ripartiti tra pubblico, misto e privato – hanno spiegato i curatori della ricerca – fa vedere come ci sia una generale discrasia: in termini di capitale (shares) vi è un maggiore intervento pubblico, mentre dal punto di vista dei soci (stakeholders), si rileva una maggiore presenza di soci privati e misti. Le società – secondo i ricercatori – vanno a costituirsi come differenti arene di governo nei rapporti di forza tra pubblico e privato: ci sono arene dove il privato spicca maggiormente (edilizia e farmacie), e settori dove invece il pubblico è dominante (servizi pubblici locali, sviluppo economico e formazione). Con varianze regionali: in Toscana ad esempio si ha una prevalenza del pubblico nelle farmacie (87%), mentre nell’edilizia il privato raggiunge percentuali significative (41%).
13/04/2011 19.05
Anci Toscana