Login

MET



Controlli voce Chiudi controlli
: Volume:  1 Velocità  1 Tono:  1
Comune di Bagno a Ripoli
BAGNO A RIPOLI: 'UN UOMO È UN UOMO': BRECHT AL TEATRO DI ANTELLA
Il Comune di Bagno a Ripoli informa che, Giovedì 14 febbraio 2008 (Prima nazionale in replica fino a domenica 9 marzo: da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 17 - esclusa domenica 17 febbraio), presso il Teatro Comunale di Antella andrà in scena Un uomo è un uomo, di Bertolt Brecht - La metamorfosi dello scaricatore Galy Gay nei baraccamenti militari di Kilkoa nell'anno millenovecentoventicinque - Commedia gaia. Produzione: Archètipo. Regia: Riccardo Massai. Musica e canzoni originali: Bandabardò.
Interpreti (in ordine alfabetico): Daniele Bastianelli (Charles Fairchild, Sagrestano), Daniel Dwerryhouse (Jesse, soldato), Luigi Fiorentino (Il signor Wang, Soldato), Francesco Mancini (Polly, soldato), Simone Rovida (Uria, soldato), Marcello Sbigoli (Galy Gay, Jeraiah Jip), Stefania Stefanin (La moglie di Galy Gay, Leocadia Begbick). Scene e costumi: Camilla Bacherini. Direzione dell’allestimento e organizzazione: Raoul Gallini. Collaboratori alla scenografia e ai costumi: Cristina Casini e Marco Montresor. Disegno Luci: Lucilla Baroni e Francesco Bianchi. Segreteria di produzione: Elisabetta Francalancia. Ufficio stampa: Stefania Ciani. Assistente all’allestimento: Roberto Degl’Innocenti. Assistente alle luci e alla fonica: Valeria Scozzafava.
Bandabardò e Massai insieme per Un uomo è un uomo di Bertolt Brecht. La band ha creato canzoni e musiche originali che sono ascoltabili in anteprima soltanto da chi assiste alle rappresentazioni. La scelta della collaborazione con questo gruppo, dovuta alle sonorità che offre, particolarmente ideali al teatro e soprattutto per Brecht, ha generato un’unione che avvicina ancora di più le tematiche di questo testo, già peraltro attualissime, ai nostri giorni, ai giovani. L’impressione che ne scaturisce è di sfasamento: la percezione comune di associare i testi brechtiani alle atmosfere e sonorità del periodo, slitta l’opera nel nostro quotidiano. Qui si riflette sul condizionamento più o meno violento dell’uomo che avviene oggi come ieri, sulla manipolazione della propria immagine e del proprio “io”, tanto da indurre un uomo a non essere più un uomo, a non riconoscersi in se stesso. La storia dello scaricatore irlandese Galy Gay, costretto ad assumere una diversa identità, trattata con leggerezza e ironia da Brecht, autore di un tempo di guerra, che per certi versi ricorda tutti e il nostro, narra, in un’India piuttosto fantastica, di quattro soldati coloniali che saccheggiano un tempio dove uno di essi, Jeraiah Jip, resta bloccato. Gli altri tre, per paura della punizione del sergente Fairchild, soprannominato il Sanguinario Cinque, costringono lo scaricatore Galy Gay, che era uscito di casa per comperare un pesce, ad assumere l’identità del soldato scomparso. La vedova Begbick aiuta i soldati a realizzare questa metamorfosi e ne provocherà un’altra ai danni del sergente; non solo, anche lo stesso Jip ne subirà una propria divenendo icona religiosa. Perfino la scena “il vagone birreria della vedova” si trasforma come un personaggio per divenire infine “spazio vuoto”. Abbiamo voluto allora che si rinnovasse anche la luce stessa dello spettacolo, utilizzando apparecchi propri al mondo della musica e anche l’uso stesso della luce passa dal colore oggettivo al monocromatico soggettivo. L’allestimento inoltre rispetta le messe in scena povere del tempo di Brecht, sia nel ridurre i personaggi al minimo (facendogli rivestire anche doppi ruoli) sia nella struttura mobile (bifronte anch’essa) del carro, così da renderla disponibile ad essere smontata e rimontata in qualsiasi luogo, per strada o su di un palcoscenico.
In una prefazione all’opera del 1927, Brecht guarda indietro a un ordinamento e a un tipo umano che stanno tramontando, ma il nostro lavoro, partito da una documentazione nel Bertolt Brecht Archiv di Berlino, ci ha dato maggiore consapevolezza di come un medesimo testo possa essere allestito in qualsivoglia lingua e spazio/contesto, attualizzandolo o no, e sempre e comunque emerge il messaggio che l’autore intende consegnarci. Il significato viene espresso nell’intermezzo che chiude la scena ottava: un uomo può essere smontato e rimontato come un’auto, vale a dire reso disponibile, per qualsiasi operazione di trasformismo. E quest’uomo rifatto, a qualunque funzione/si pensi di adibirlo, non darà delusione./Se non lo si sorveglia, dalla notte al mattino,/possiamo anche trovarcelo mutato in assassino. Non ci sembra improprio affermare che adesso, come allora, si starebbe costituendo (se non si è già costruito) un nuovo tipo di uomo.

Riccardo Massai – regista. Regista e direttore artistico del Teatro Comunale di Antella nel Comune di Bagno a Ripoli (Firenze) dal 2003, ha lavorato con grandi nomi del teatro italiano come Pier’Alli, G. Bartolomei, F. Tiezzi, S. Lombardi, S. Bussotti, G. Sepe e L. Puggelli. Ha collaborato con festival come quello di Spoleto, di Benevento e della Magna Grecia oltre che con alcuni dei più importanti teatri italiani. A Palazzo Pitti, a Firenze, cura la regia del ‘King Arthur’ con musiche di H. Purcell (1995) e dell’’Euridice’ di J. Peri (2000). Per la Rai è la voce recitante di vari melologhi e opere, mentre per la Biblioteca Marucelliana di Firenze, legge l’intera opera ‘Il più lungo giorno’ di Dino Campana, ascoltabile integralmente sul sito web dell’ente. Nel 2003 cura la regia del concerto di Anna Oxa. La sua ultima produzione di successo è stata ‘Antologia di Spoon River’ (2006), replicata nel 2007 a Firenze in un evento unico con 37 attori e oltre 1200 presenze di pubblico. Ha maturato dal 1995 una profonda esperienza sull’insegnamento del teatro a disabili ed emarginati, fondando l’associazione Archètipo onlus con cui realizza vari progetti. Tra questi crea un Centro di Teatro per disabili gravi, presenta in Italia e all’estero spettacoli realizzati con attori non vedenti e ipovedenti e dal 2005 guida ‘I ragazzi di Sipario’ al Teatro della Pergola in un laboratorio non integrato per diversamente abili.

Stefania Stefanin - nel ruolo della vedova Leocadia Begbick. Attrice fiorentina, diplomata alla Civica Scuola d’Arte Drammatica PICCOLO TEATRO di Milano nel 1986, ha anche studiato canto lirico per tre anni al Conservatorio L. Cherubini di Firenze con Nicoletta Panni. Nel 1986, in occasione di Taormina Arte vince il Premio AGIS “La Chiave d’Oro del Successo” come miglior attrice. Ha lavorato con alcuni fra i migliori registi italiani e stranieri tra cui: Tadeus Kantor, Massimo Castri, Nanni Garella, Cristina Pezzoli, Giampiero Solari, Thierry Salmon, Antonio Vargas, Anatolji Vassiliev, Barbara Nativi, Claudio Collovà. Dal 2006 inizia la collaborazione con il regista Riccardo Massai in ‘Spoon River’ di E.L. Masters, ‘Le Baccanti’ di Euripide e ‘Lei capirà’ di Claudio Magris. Nel frattempo firma anche la regia di due opere liriche: ‘Cavalleria Rusticana’ di Mascagni (Rimini agosto 2002) e ‘Don Giovanni’ di Mozart (Pistoia luglio 2007).

Ingresso intero € 10, ridotto € 8.

Info: Teatro Comunale di Antella tel. 055 621894 teatro@archetipoac.it. Prevendita: presso biglietteria e punto box office del Teatro (lun, merc, ven 16-19) ed in ogni punto del circuito regionale Box Office. Informazioni anche: Call Center Linea Comune 055.055, da lunedì a sabato ore 8-20.

11/02/2008 14.50
Ufficio Stampa Comune di Bagno a Ripoli


 
 


Met -Vai al contenuto