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Regione Toscana
8 MARZO: SESTINI, PREVENIRE E REPRIMERE MUTILAZIONI GENITALI SU MINORENNI
Il garante regionale sollecita iniziative forti in occasione della Festa della donna. “La ricorrenza è utile per ricordare il dramma che si consuma sui corpi delle bambine. Al di là delle tradizioni culturali va impedito che il corpo, per sua natura inviolabile, venga sottomesso a qualunque manipolazione”
“Concordo con i punti della mozione presentata dal capogruppo Monica Sgherri e sono disponibile a perseguire ogni iniziativa si vorrà intraprendere, soprattutto in materia di prevenzione e sostegno, per reprimere una pratica cruenta, incivile, violenta, capace di compromettere permanentemente l’integrità psicofisica di tante giovani donne”. Così il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Grazia Sestini, interviene per “sollecitare iniziative forti in occasione della Festa della donna” e per sottoscrivere la mozione approvata con voto unanime ieri, martedì 5 marzo, dall’Aula di palazzo Panciatichi a firma del presidente FdS/Verdi Monica Sgherri a cui hanno aderito tutte le consigliere regionali. “Il grande valore della prevenzione e della vigilanza richiamati nel testo – continua Sestini – sono condizioni imprescindibili per contrastare efficacemente il fenomeno delle mutilazioni femminili sulle minorenni. Credo sia opportuno sostenere quella strategia preventiva di azione sociale richiamata nel testo, anche per offrire un sostegno, non solo medico, a tutte quelle madri che comprendendo la brutalità dell’atto, volessero impedire la pratica sulle loro figlie”. “La vera scommessa sta qui”, sottolinea il Garante. “Trattandosi di comunità con una forte identità e solidarietà interna, si fa molta difficoltà ad intercettare eventuali dubbi di madri. Rompere la cortina anche culturale che avvolge l’infibulazione, è essenziale”.

Il Garante interviene a due giorni dalla Festa della donna perché “la ricorrenza è utile per accendere i riflettori su una pratica drammatica e barbara ma non può rimanere un’occasione isolata. Attenzione ed impegno devono rimanere costanti”.

“È molto difficile – continua - individuare il numero delle possibili vittime, bambine, di mutilazioni genitali perché questi atti sono propri di alcune etnie di provenienza di immigrati anche in Toscana. Ad esempio, sappiamo quante sono le immigrate nigeriane nella nostra regione ma non è detto che tutte vengano da zone del paese in cui si pratica l’infibulazione. Possiamo però stimare oltre trentamila cittadine straniere provenienti dai cosiddetti paesi target, cioè territori in cui risiedono etnie ancora legate a questa tradizione”.

I numeri dati dal Garante non hanno, ovviamente, valore ufficiale. “Il fenomeno è sommerso, clandestino e in quanto tale, sotto il profilo sanitario, ancora più pericoloso e questo nonostante in Italia esista, già dal 2006, una legge che sanziona penalmente, con la previsione di aggravanti nel caso in cui le vittime siano minorenni, chiunque, per esigenze non terapeutiche, pratichi le mutilazioni”. Quello della escissione è un tema tornato di grande attualità alla fine del 2012 in occasione dell’assemblea Onu che ha messo al bando, in tutto il mondo, le mutilazioni genitali femminili attraverso la risoluzione che indica agli Stati membri alcune azioni, anche di cooperazione internazionale, soprattutto con azioni culturali nei confronti delle donne. “Appare evidente – sottolinea Sestini – che oltre agli interventi repressivi, assumono particolare rilievo quelli preventivi volti ad arginare e prevenire il fenomeno sia in ambito scolastico, attraverso il coinvolgimento diretto dei genitori e degli insegnanti di bambine provenienti da paesi dove la pratica è diffusa, sia in ambito sociale e sanitario, attraverso protocolli d’intesa con gli ordini professionali dei medici e dei pediatri, per la prevenzione e l’emersione e la repressione, attraverso la denuncia di casi sospetti”. La Regione Toscana, ricorda Sestini, in questi anni “ha condotto diverse azioni, in collaborazione anche con l’associazionismo. Non dobbiamo fermarci. Il servizio sanitario regionale sta sviluppando, attraverso i ‘codici rosa’, una vasta esperienza su ogni tipo di maltrattamento ai danni di donne e minori. La loro esperienza potrebbe essere utilizzata anche per individuare le migliori strategie per il contrasto e la prevenzione”.

06/03/2013 16.18
Regione Toscana


 
 


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