Redazione di Met
ARTISTI GIAPPONESI CHE HANNO SCELTO L’ITALIA E LA CONTAMINAZIONE: MOSTRA CON INTERMEZZO DI CANTI DAL PAESE DEL SOL LEVANTE AL LYCEUM DI FIRENZE
E’ in programma il pomeriggio del 14 aprile a Palazzo Giugni e ospita due pittrici (Sakaoka e Kayano), due designer di gioielleria contemporanea (Shimizu e Inuyama) e un intarsiatore in legno (Mochizuki). Ingresso libero
Mentre prosegue a Palazzo Pitti la grande mostra tripartita dedicata all’arte nipponica, il Lyceum Club Internazionale di Firenze apre un interessante focus su un gruppo di artiste e artigiani giapponesi che hanno individuato nell’Italia la loro terra d’elezione e ispirazione e che praticano la contaminazione fra le due culture.
Sabato 14 aprile, il pomeriggio dalle 16 alle 20, a palazzo Giugni (via Alfani 48) è in programma una mostra a ingresso libero che ospiterà dipinti di Tomoko Sakaoka e Akiko Kayano, gioielli contemporanei di Yoko Shimizu e Kiyora Inuyama, intarsi in legno di Takafumi Mochizuki. Le quattro artiste e Takafumi Mochizuki, che hanno in comune, oltre alla nazionalità giapponese, il fatto di aver scelto Firenze prima come meta per approfondire i propri studi artigianali ed estetici e poi per vivere e lavorare, saranno presenti. L’esposizione avrà per impercettibile filo conduttore il modo originale di trattare la luce, ai loro occhi esotica, del nostro Paese, e verrà allietata da un intermezzo musicale (ore 17,30) con canti giapponesi eseguiti dal soprano Ayako Mochizuki, accompagnata al pianoforte da Riccardo Foti. Seguirà un rinfresco.
L’evento, a cura di Mirka Sandiford, è organizzato dalle sezioni Rapporti Internazionali, Sociale e Letteratura dell’antico club femminile fiorentino e rientra nella rassegna "I cinque sensi e oltre: l’intelligenza del cuore", che ha avuto il sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e il patrocinio di Provincia, Comune e Quartiere 1.
La pittrice Tomoko Sakaoka, nata a Tokyo e cresciuta a Kyoto, dopo una laurea in belle arti alla Seika University di Kyoto nel 1994, si è trasferita nel 1996 in Italia, a Firenze, dove ha studiato pittura all’Accademia delle belle arti e dove tuttora vive e lavora. Ha vinto diversi premi, fra cui il secondo posto nel 2010 al XXVIII Premio Firenze con il dipinto "Kuro 2". Tomoko Sakaoka predilige la tradizionale tecnica rinascimentale italiana della tempera all’uovo che però mette al servizio di una sensibilità profondamente radicata nella sua cultura d’origine.
Anche Akiko Kayano, pittrice di Tokyo, dopo una laurea in pittura "nihonga" (una tecnica tradizionale giapponese) all’Università statale d’arte della capitale del Giappone, si è spostata a Firenze nel 1995. Qui ha preso due lauree in pittura all’Accademia delle belle arti fiorentina: nel 2000 e nel 2008. In Italia ha cominciato a dipingere astratto ma senza abbandonare la tecnica nihonga. Come afferma il critico Andrea Bolognesi, nelle sue tele non c’è "la rappresentazione di un ambiente materiale, ma la costruzione immediata e puntigliosa di un mondo interiore". Akiko Kayano espone in Italia, Giappone, Cina e Stati Uniti d’America.
Yoko Shimizu, nata a Tokyo ma specializzatasi come designer di gioielleria contemporanea alla scuola fiorentina Alchimia dal 2001 al 2003 con maestri quali Giampaolo Babetto e Manfred Bischoff, vive e lavora a Firenze. I suoi gioielli, esposti in gallerie e musei europei statunitensi ed asiatici, travalicano la pur evidente radice minimalista e geometrica con elementi concettuali che "sconfinano dalla gioielleria all’arte visiva", come è stato recentemente sostenuto in una critica su un blog inglese dedicato alla gioielleria d’autore. In questa mostra espone alcuni pezzi della collezione "Arno at night" (l’Arno di notte), un poetico tributo ai riflessi dorati notturni del fiume che attraversa Firenze.
Pure Kiyora Inuyama, dopo aver studiato design di gioielli in Giappone, si è trasferita in Italia nel 1997 con l’intento di rendere più internazionale il proprio orizzonte creativo. I suoi primi lavori artigianali erano in argento. Dopo essersi guadagnata una reputazione per i suoi gioielli capaci di adattarsi alle caratteristiche delle persone che li indossano, ha spostato nel 2002 la sua attenzione verso la produzione di pezzi su ordinazione. Nel 2005 ha lanciato il marchio Kiarita e dal 2006 ha un suo negozio a Firenze. Nelle sue produzioni l’estetica delicata nipponica si unisce alle tecniche tradizionali della gioielleria italiana.
Infine, Takafumi Mochizuki, giovane intarsiatore di Tokyo, è venuto in Italia nel 2007 e dal 2008 è a bottega dal maestro Renato Olivastri per approfondire le conoscenze del restauro del mobile antico e dell’intarsio in legno. Le sue opere sono tutte ricavate da legno naturale tagliato a mano con sega a traforo. Takafumi Mochizuki impiega la bruciatura con sabbia per le sfumature e la colla di bue, la vernice alla gommalacca con il tampone, e tutte le tecniche dell’intarsio tramandate dalla tradizione, per creare opere originali e dalla sorprendente luminosità.
10/04/2012 10.11
Redazione di Met