Musei Statali
ALESSANDRO PIERONI DALL'IMPRUNETA E I PITTORI DELLA LOGGIA DEGLI UFFIZI
Nei suggestivi locali della basilica di Santa Maria all'Impruneta, città natale dell’artista, dal 2 settembre al 4 novembre 2012
La Città degli Uffizi - ciclo di mostre ideato da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi - e Il Comune di Impruneta, Assessorato alla Cultura, presentano la mostra dedicata al pittore e architetto Alessandro Pieroni (1550- 1607) e agli artisti che lavorarono con lui nel 1580-1581 nella decorazione a grottesche della Loggia degli Uffizi: Alessandro Allori, Giovanni Bizzelli, Giovanni Maria Butteri, Lodovico Buti e il giovane Cigoli. La mostra ha avuto il contributo di diversi sponsor, in particolare dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che da sempre sostiene la Collana della Città degli Uffizi.
L'esposizione è allestita nei suggestivi locali della basilica di Santa Maria all' Impruneta, città natale dell’artista, dal 2 settembre al 4 novembre 2012. Curata da Annamaria Bernacchioni, con il contributo di qualificati specialisti del periodo, è la prima esposizione monografica dedicata a questo eclettico e poco conosciuto artefice, che rivestì un ruolo di prestigio alla corte dei Medici alla fine del Cinquecento ed agli inizi del secolo successivo. Sono esposte ventitre opere: dipinti del Pieroni e degli artisti che collaborarono con lui, affreschi staccati dal Corridoio vasariano, arazzi, disegni, incisioni e modelli architettonici provenienti dalla Galleria e dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, dalle riserve, dalla Galleria Palatina, dal Museo dell'Opera del Duomo e da altri importanti musei e biblioteche fiorentine. Nel Chiostro è ospitata una sezione documentaria di approfondimento dedicata ai legnaioli e ai fornaciai dell'Impruneta nella Toscana del Cinquecento, al tempo del Pieroni.
Accertata è l'origine imprunetina di Alessandro Pieroni che venne battezzato il 18 aprile del 1550 presso l'antico santuario mariano. Figlio di un legnaiolo attivo per la corte medicea, si trasferì col padre a Firenze, dove frequentò il Bronzino, il Buontalenti e Alessandro Allori con il quale strinse amicizia, collaborando in molteplici occasioni. Noto al suo tempo anche col nomignolo di “Sandrino dall' Impruneta”, fin dal 1573 risulta fra gli aiuti dell’Allori nelle decorazioni ad affresco per i Salviati: nella villa di Ponte alla Badia e nel palazzo di via del Corso a Firenze, per il quale disegnò anche la planimetria dell’impianto dei condotti idraulici, dando subito prova della sua inclinazione per l’architettura e l’ingegneria.
Entrato nel circuito degli artisti operanti presso la corte del Granduca Francesco I, nel 1581 partecipò con l’equipe di Alessandro Allori all’esecuzione delle grottesche della Loggia di levante degli Uffizi, dove prende vita un elegante tessuto decorativo fatto di richiami all’antico, bizzarre creazioni fantastiche, figure mitologiche, piccole scene figurate che alludono agli interessi esoterici del Granduca. A questo tempo risale anche la decorazione della cappella di San Giovan Gualberto nella Badia di San Michele a Passignano, dove il Pieroni dipinse una delle tele che la decorano, quella raffigurante San Giovan Gualberto che perdona e converte l’uccisore di suo fratello davanti al Crocifisso di San Miniato. In quest’opera interamente autonoma, una delle poche autografe del Pieroni, l’artista mostra una lucida attenzione ai particolari che richiama all’Allori e un interesse per la semplificazione formale e per le nuove iconografie sacre che lo avvicinano alla pittura riformata di Santi di Tito.
Il Pieroni fu anche ritrattista e per la serie aulica voluta dal Granduca Francesco I dipinse nel 1585 una copia del quadro con Cosimo il vecchio de' Medici del Pontormo e realizzò altri ritratti ricordati dai documenti e non ancora identificati.
Nel 1589 partecipò con altri artisti dell’Accademia alle decorazioni per gli apparati del matrimonio di Ferdinando I e Cristina di Lorena, realizzando il dipinto con la Rotta di Gian Galeazzo Visconti a Mantova, inserito nel primo arco progettato dall’ Allori, lungo l’itinerario percorso da Cristina per il suo ingresso a Firenze. Perduta la grande tela, ne rimane testimonianza in un’incisione di Raffaello Gualterotti. I documenti ricordano inoltre la sua collaborazione col Buontalenti all’allestimento del teatro degli Uffizi, per la rappresentazione della commedia La Pellegrina e per altri allestimenti del 1600, in occasione delle nozze di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia.
Per il nuovo Granduca Ferdinando I, salito al trono nel 1587, l’ Allori con l’aiuto di altri artisti della bottega, fra i quali, molto probabilmente il Pieroni, eseguì tra il 1589 e il 1591 i graffiti policromi con motivi a grottesche, scenette figurate, e stemma della coppia granducale, sull’esterno del tratto del corridoio vasariano che si affaccia sul giardino di Boboli, nell’ambito del completamento decorativo dello spazio adiacente la grotta del Buontalenti.
Nel frattempo il Pieroni lavorò anche autonomamente affiancando altri artefici in imponenti imprese decorative. Per la prima visita ufficiale del Granduca Ferdinando I de’ Medici a Pisa, nel 1588, eseguì una tela all’interno del ciclo di dipinti con le storie di Santo Stefano Martire e Papa nella chiesa dei Cavalieri. Collaborò inoltre con il pittore Filippo Paladino alla realizzazione del soffitto ligneo della medesima chiesa pisana, per il quale eseguì numerosi studi e progetti grafici di qualità, occupandosi fra l’altro del progetto della facciata. Intorno al 1592 probabilmente partecipò a fianco dell' Allori alla decorazione dell’abside del Cappellone degli Spagnoli nel convento di Santa Maria Novella a Firenze.
Dall’inizio degli anni novanta Alessandro mise in secondo piano l’attività di pittore, per dedicarsi a quella forse a lui più congeniale di architetto e di ingegnere civile e militare, che lo assorbì nell’ultima fase della sua vita. Lavorando al servizio del Granduca collaborò col Buontalenti e Don Giovanni de' Medici alle fortificazioni del Forte del Belvedere a Firenze, al progetto della Cappella dei Principi in San Lorenzo, a quello per la Cappella Corsini al Carmine e alla facciata di Santa Maria del Fiore, per la quale si conservano suoi disegni e il modello ligneo del Museo dell’Opera, mentre a Volterra progettò nel Duomo la Cappella di San Paolo per l’ammiraglio Jacopo Inghirami.
Don Giovanni, figlio naturale del Granduca Cosimo I, fu legato al Pieroni da profonda amicizia e dal comune interesse per l’architettura. Nel 1586 insieme a Bianca Cappello, prima amante e poi moglie del Granduca Francesco, tenne a battesimo il figlio di Alessandro Pieroni, Giovanni, che divenne architetto di fortificazioni in Austria presso la corte degli Asburgo.
La passione per l’architettura ebbe modo di esprimersi in maniera completa a Livorno. Il suo nome spicca fra gli architetti che parteciparono alla ricostruzione medicea della città labronica che, avviata dal Buontalenti, fu poi definita sotto la sua guida. Alessandro seguì la costruzione della Fortezza Nuova, della Piazza d’Armi con la cattedrale e i loggiati, in parte distrutti durante la Seconda Guerra mondiale e di altre chiese della città. Rivestì infatti l’importantissima carica di architetto della Fabbrica di Livorno, ovvero progettista responsabile di tutti i cantieri, civili, militari e religiosi per conto del Granduca.
Si narra che il giorno dell’inaugurazione del Duomo di Livorno, la cattedrale parve al Granduca Ferdinando di dimensioni eccessive, tanto che apostrofò il Pieroni ironicamente dicendo “O che credevi di fare, il Duomo di Firenze!” al che il Pieroni rispose con lungimiranza e diplomazia degne di un architetto moderno ”Altezza, le opere pubbliche non sono mai troppo grandi!”.
La parabola ascendente dell’eclettico artista Alessandro Pieroni, partito da Impruneta e divenuto pittore e architetto alla corte dei Medici, si chiuse nel 1607, quando a 57 anni la morte lo colse il 24 luglio a Livorno, città dove lasciò il suo testamento architettonico nello spazio scenografico senza tempo della Piazza d’armi, l’attuale Piazza Grande, agorà tardo rinascimentale, costruita seguendo moderni obbiettivi di funzionalità e design.
Con questa mostra dell’ormai numerosa serie intitolata “La Città degli Uffizi”, voluta e sostenuta da Antonio Natali con il concorso, di volta in volta, dei massimi specialisti, l’argomento toccato entra nel vivo di una congiuntura artistica, architettonica, culturale di schietta impronta medicea: favorisce, si può dire, un suggestivo ingresso in quella corte che, nei tempi dei due granduchi figli di Cosimo I, Francesco I e Ferdinando I, teneva insieme la lietezza profana delle arti decorative e suntuarie e la devozione cristiano-cattolica – e qui l’Impruneta, col venerato Santuario mariano, è protagonista assoluta -, la fioritura estrema di eleganze intellettualistiche e l’aspirazione ad una maniera creativa più piana e feriale, l’orgoglio per la città “dominante” e la vigile cura del territorio.
E’ in questa stagione di composizione dei contrasti, di accoglienza misurata dei dettati della Controriforma entro un’attitudine operosa in cui i progressi dell’indagine sulla natura aprono la strada alla scienza, quella moderna, di Galileo, che vanno inserite figure come Alessandro Pieroni, Alessandro Allori, Giovanni Bizzelli e altri personaggi dell’ultimo Cinquecento e del primo Seicento.
Al Pieroni, noto ai più per la sua attività di architetto e specialmente a Livorno, era giusto restituire la dimensione di pittore, e tra i più avvertiti e desti in quanto alle novità circolanti attorno ai “riformati” fiorentini. Per i pittori della “loggia” degli Uffizi (che la toponomastica museale odierna definisce “primo corridoio”), va detto che non bastano mai le attenzioni loro rivolte. E non solo per individuarli entro uno stile collettivo da autentica “officina” facente capo all’Allori, questione attributiva che ha una sua complessità non facile da sbrogliare, ma anche e forse soprattutto per render loro merito d’aver messo in scena, in quelle campate a grottesche che ipnoticamente si susseguono, un’enciclopedia fantasiosa che nulla ha da invidiare ai repertori sciorinati dalla generazione vasariana in Palazzo Vecchio. E dunque d’aver padroneggiato entro la griglia ornamentale l’universo mondo dell’antico e del moderno, del reale e dell’immaginario, del colto e del popolare, del naturale e dell’artificiale, mostrando in sostanza (e non è messaggio da poco) che ogni cosa creata, se governata dall’arte, può contribuire alla Bellezza.
Cristina Acidini
Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico
e per il Polo Museale della città di Firenze
Questa bella mostra si inserisce nel progetto “La Città degli Uffizi”, promosso dal Polo Museale Fiorentino sotto la curatela di Antonio Natali, con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che ha lo scopo di dare visibilità, nei loro stessi territori di origine, ad artisti le cui opere sono abitualmente conservate agli Uffizi. E’ una formula che, di volta in volta, ha consentito di riscoprire e rilanciare maestri talora dimenticati o trascurati, soprattutto contestualizzando la loro attività in un rapporto molto stretto tra centro e periferia. In tale ambito si colloca questa nuova iniziativa espositiva che ruota attorno alla figura di Alessandro Pieroni (1550-1607).
Il suo caso è emblematico di un territorio generoso di talenti che hanno contribuito allo sviluppo della civiltà toscana. Si tratta spesso, come nel caso del Pieroni, di personaggi che hanno maturato una vasta esperienza di competenze, dall’ambito pittorico a quello architettonico. Estremamente stimolante è inoltre il contesto in cui Pieroni opera, in una fitta rete di relazioni e collaborazioni che, dai principali centri fino ai luoghi più apparentemente marginali del dominio mediceo, animano nella nostra regione gli ultimi decenni del Cinquecento e i primi anni di quello successivo.
Ci fa particolarmente piacere che, ancora una volta, proprio Impruneta sia protagonista di un evento espositivo di rilievo. Già in passato, infatti, grazie soprattutto alla sensibilità del nostro Presidente Onorario Edoardo Speranza, l’Ente Cassa si è impegnato nella conservazione e nella valorizzazione delle principali emergenze artistiche e culturali che caratterizzano questo operoso centro capace di evocare, allo stesso tempo, sentimenti di alta spiritualità e valori di un moderno impegno sociale e imprenditoriale.
Dottor Renato Gordini, Direttore Generale dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze
31/08/2012 17.51
Soprintendenza Speciale di Firenze