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Redazione di Met
UN VOLUME A COLORI SUL CRISTO DAGLI OCCHI APERTI
Escono, come numero monografico della rivista "De strata Francigena", gli Atti del Convegno di Certaldo sul Cristo di Petrognano, una delle statue lignee più innovative e originali del medioevo toscano
La presentazione degli Atti del Convegno "Il Cristo di Petrognano. Un capolavoro della scultura lignea medievale sulla via Francigena", curati da Renato Stopani e Fabrizio Vanni, avrà luogo sabato 5 febbraio p.v. alle 17.30 a Certaldo Alto nella chiesa dei santi Jacopo e Filippo. Interverranno il Proposto di Certaldo, Pierfrancesco Amati, il Sindaco di Certaldo, Andrea Campinoti, Claudio Paolini e Rosanna Caterina Proto Pisani della Soprintendenza BAPSAE e i curatori degli Atti.

Il 22 maggio dello scorso anno nell'abside della chiesa romanica dei Santi Jacopo e Filippo a Certaldo Alto, sembrava levitare a mezz'aria per la maestria con cui architetti e tecnici l'avevano collocato: stupito per il gran numero di persone riunite a parlare di lui, della sua unicità, della sua espressività, dell'eccezionalità iconografica con cui l'ignoto maestro medievale l'aveva rappresentato: il Cristo di Petrognano, statua lignea accuratamente restaurata e restituita allo splendore e alla luminosa compostezza delle origini.
Il convegno di studi era stato fortemente voluto dal proposto di Certaldo, don Pierfrancesco Amati, che aveva coinvolto il Centro Studi Romei e la Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Firenze.
Gli Atti ora pubblicati riportano gli interventi dei relatori di allora.
Renato Stopani, presidente del Centro Studi Romei, che ha collocato l'opera nel fervore culturale ed economico della Valdelsa nord-orientale, solcata da strade di grande importanza nel medioevo.
Barbara Schleicher, la restauratrice, che ha descritto le scoperte che venivano alla luce durante il restauro di un manufatto più complesso e articolato di quanto ci si possa oggi immaginare.
Rosanna Caterina Proto Pisani, che ha inquadrato il manufatto nelle temperie artistiche del medioevo centrale.
Don Timothy Verdon che stupì l'uditorio con un elogio del corpo e della corporeità come fonte e sostegno della spiritualità dell'uomo.
E poi Fabrizio Vanni che ha cercato di tratteggiare una sociologia dell'arte lignea, dal medioevo fin quasi ai nostri giorni, come arte sostanzialmente privata e d'uso privato, dalle case patrizie fino al presepe piccolo borghese.
Francesca Allegri, che ha ricordato come il corpo del Cristo fosse nel medioevo unità di misura, il Dio che si fa uomo come misura di tutte le cose.
Adriano Rigoli che ha ritrovato nella matrice orientale del Crocifisso di Beirut la ragione ideologica dei Cristi tunicati, che oltrepassano la sofferenza della croce come simbolo di redenzione dal male e dal dolore del mondo.
E infine Massimo Tosi che ha descritto i resti medievali intorno al borgo di Petrognano dove il nostro Cristo, prima del recupero e del restauro, reggeva - proprio come un "cristo da muratori" - il tetto cadente della chiesetta di campagna da cui prende il nome.
(f.v.)

03/02/2011 10.33
Redazione di Met


 
 

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