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Comune di Firenze
L’ABBEVERATOIO DEL PRATO DEL QUERCIONE TORNA AL SUO ANTICO SPLENDORE
L’assessore Mattei: “Un nuovo tassello della riqualificazione del parco delle Cascine”

È tornato all’antico splendore. Si tratta dell’abbeveratoio collocato al centro del prato del Quercione, nel parco delle Cascine. Questa mattina sono state infatti tolte le transenne che hanno delimitato l’area intorno al monumento (conosciuto anche come “fontana dei mascheroni” per la presenza delle caratteristiche decorazioni) risalente alla fine del XVIII secolo durante i lavori di restauro, durati circa un anno. Una cerimonia informale alla presenza dell’assessore alle manutenzioni e decoro Massimo Mattei e del presidente del Quartiere 1 Stefano Marmugi. “Con questo intervento abbiamo restituito alla città non soltanto uno dispositivo utile soprattutto in vista dei mesi estivi ma anche un luogo della memoria e degli affetti – ha commentato l’assessore Mattei - . Quando ero bambino questa fontana era infatti uno dei punti privilegiati di arrivo delle gite nel parco delle Cascine. Grazie ai lavori effettuati lo storico abbeveratoio è tornato all’antico splendore. È quindi un ulteriore importante tassello della complessiva riqualificazione del parco che deve tornare ad essere patrimonio dei fiorentini e dei turisti”.
Il presidente Marmugi ha sottolineato la qualità dell’intervento effettuato. “È stato un vero e proprio restauro, compiuto con perizia e grande impegno. Si tratta di una dimostrazione di come lavorano i nostri artigiani, del loro amore per i monumenti della città”. Anche il presidente ha ribadito come questo intervento si inserisca nel più generale progetto di riqualificazione del parco delle Cascine. “Adesso quello che serve è un’idea per il futuro di questo polmone verde della città. Un masterplan che deve puntare sul restauro e il recupero del parco”.
In dettaglio l’intervento, progettato dalla direzione servizi tecnici e realizzato dalla Mugelli Costruzioni per un investimento pari a 190.000 euro, ha riportato il manufatto alle condizioni originarie. All’esterno è stato ricostruito il tetto a cupola con le “false tegole”. Sono stati poi restaurati i ricorsi, i mascheroni e la vasca in pietra che gira intorno al corpo principale con il rifacimento completo del piano di calpestio in pietra. E ancora si è proceduto al rifacimento delle specchiature dipinte a “falso mattoncino”. Anche l’interno è stato riportato a nuovo recuperando le pitture ritrovate e inserendo nuovi impianti per la distribuzione dell’acqua potabile ai mascheroni.(mf)

SCHEDA STORICA
Durante i periodi più torridi della stagione estiva si ripresentava alle Cascine l’annoso problema della penuria d’acqua con la conseguente difficoltà di abbeveraggio degli animali, in particolare delle mucche che pascolavano liberamente nel parco. Per risolvere questo problema, nella primavera del 1794, venne deciso di scavare un pozzo nel Prato del Quercione, così chiamato per la presenza di una grande quercia che si ergeva al centro dello spiazzo e che si è seccata per vetustà all’inizio del secolo scorso. Questa e altre decisioni nascevano dalla tanto patrocinata politica agricola del Granduca Pietro Leopoldo, la quale aveva trovato degna espressione nella reali azione del complesso architettonico della Fattoria Granducale delle Cascine che, se pure comprendente una parte ad uso privato del Granduca, non mancava tuttavia di tutte quelle caratteristiche e particolarità tipiche dell’azienda agricola. Per il “Progetto Cascine” Pietro Leopoldo si affidò completamente al giovane ambizioso architetto fiorentino Giuseppe Manetti il quale, al tempo del primo progetto della Fattoria (1785), aveva poco più di vent’anni e progettò “l’Abbeveratoio” nel 1787 mentre venne realizzato solo nel 1796 e, nonostante l’uso pubblico del parco, per decenni fu proibito l’ingresso ai cavalli per non disturbare il libero pascolo delle mucche. Nel progetto dell’abbeveratoio, Manetti immagina di nobilitare la pompa idraulica costruendovi intorno una edicola ottagonale compatta, forata solo da finestre rettangolari nella parte superiore, articolata da lesene angolari e da riquadri, ognuno dei quali contenente un mascherone per la fuoriuscita di uno zampillo d’acqua e tutt’intorno una vasca per l’abbeveraggio (che s’interrompeva solo per la presenza della porta di accesso al vano interno). La posizione all’interno del prato del Quercione e la dimensione prescelta del piccolo edificio sembrano così esattamente calibrate sullo spazio del prato da garantire la forte personalità del monumento, mentre la sua collocazione (verso il Parterre) sembra obbedire all’esigenza pratica di avvicinare l’abbeveratoio alle stalle, ma anche quella di instaurare un rapporto dialettico con il Quercione, facendo dell’elemento arboreo e di quello architettonico le due mete di uno spazio allungato di forma vagamente circense.

25/02/2011 17.15
Comune di Firenze


 
 


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