Redazione di Met
TAMARA CHIKUNOVA IN TOSCANA PER 'FARE PACE'
La leader del movimento delle madri contro la pena di morte a Livorno, giovedì 24 marzo, alle 17.30 (Centro culturale diocesano). Presenta un volume curato da Morozzo Della Rocca sugli scenari in cui opera la Comunità di Sant'Egidio. Con lei l'Ammiraglio Rosati, Angelo Romano, Francesco Strazzari e Carlo Venturini
Globalizzazione solidale, capacità di incidere nella storia da cittadini comuni ma di fatto come soggetti diplomatici. Giovedì 24 marzo verrà presentato a Livorno il libro ‘Fare pace’ (ed. Leonardo international, pp. 329, € 24, a cura di Roberto Morozzo della Rocca), che descrive dieci scenari del lavoro della Comunità di Sant’Egidio in alcuni Paesi del pianeta e in contesti di promozione sanitaria (la cura Dream per i malarti di Aids) e umanitaria, con la grande campagna contro la pena di morte che ha ottenuto successi sensibili in una rete di collaborazioni che ha consentito in pochi anni di guadagnare tanti Paesi all’abolizione del “male estremo” e di giungere a ben tre moratorie per un ripensamento nelle nazioni mantenitrici. Il volume sarà presentato presso il Centro culturale diocesano, in via delle Galere 29, alle ore 17.30, da Tamara Chikunova, presidente dell'associazione 'Madri contro la pena di morte', dall'Ammiraglio Rosati dell'Accademia Navale di Livorno, insieme ad Angelo Romano, docente di Storia contemporanea al Pontificia Università Urbaniana, Francesco Strazzari (Docente di Relazioni internazionali al Sant'Anna di Pisa) e Carlo Venturini, vice presidente della Cassa di Risparmi di Livorno. Siamo di fronte a pagine di “pace preventiva” che dissipano lo schema dello scontro preventivo che ha fornito dall’11 settembre 2001 fino, di fatto, alla presidenza Obama, uno schema di lettura della storia semplificato, nel quale la guerra, l’idea stessa di conflitto, è stata evocata e sostenuta come necessaria, talvolta in modo trionfale, nei contesti più diversi. talvolta nobilitandola come “dolorosa” ma attenuabile attraverso la cosiddetta “guerra chirurgica”. Al contrario Sant’Egidio ha sostenuto che “nel mondo globalizzato tutti sono in grado di fare la guerra (come non pensare agli aerei dirottati contro le torri gemelle a New York con la minaccia dei coltelli), ma tutti sono anche in grado di fare la pace”. Un esempio: l’incontro con gli immigrati nelle strade delle nostre città è foriero di futuro per tutti. “Accoglienza” non è una parola “buonista” : è una necessità, è incontrare le ragioni di chi è fuggito, la storia di un altro Paese, trasmissione di una cultura che consenta, nei legami personali con gli immigrati, una crescita umana che si sostanzierà poi anche “politicamente”: la trasmissione dei modelli di convivenza, di sapere umano e culturale (il cosiddetto know-how) aiuterà i Paesi poveri a crescere e ad emanciparsi secondo una logica e una prospettiva democratiche. Come peraltro sembra stia accadendo in questa stagione.
23/03/2011 12.28
Redazione di Met