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Redazione di Met
Medì. Andrea Riccardi: "Culture-porto per dissipare la paura della storia"
A Livorno l'incontro internazionale della Comunità di Sant'Egidio sulle città del Mediterranneo. Gli interventi di Nogarin, Grieco e Romagosa
Medì. A Livorno le città del Mediterraneo riunite in un convegno internazionale su iniziativa della Comunità di Sant'Egidio si pongono di fronte alla storia per rigettare la paura e vivere la dimensione del porto come apertura che salva cultura, demografia, economia. Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant'Egidio: "Per me la città porto e' anche una città che ha una cultura. È la cultura della città che vive di relazione". Sì dunque alle "culture porto" o "culture ponte" rispetto alla cultura 'mura'. Su questo dobbiamo molto lavorare specie pensando all'anno trascorso". Sul rapporto con le sponde più problematiche del Mediterraneo: "La geografia non è uno scherzo. La geografia di prossimità necessita di rapporti".
Da una parte la cultura del porto, dall'altra l'assenza di una politica di pace nel Mediterraneo. Circa la Libia e gli interventi armati: "Solo i libici possono sollevare la situazione del loro Paese". Si tratta di non cedere "alle chemioterapie delle guerre".
Il ruolo delle città portuali e' importantissimo "se si pensa a Civitavecchia che è il primo porto turistico del Mediterraneo". Accanto al sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino, quello della città ospite, Filippo Nogarin, e l'assessore regionale Grieco.
"L'anima della mia città - ha detto Nogarin - è nel porto e nella contaminazione". C'è una cesura da superare tra città e porto "vissuto da molti come un non luogo". Ma il cosiddetto "grande bacino di carenaggio rappresenta la prospettiva per il futuro sia con l'area di Porto a mare che con altri cantieri già aperti, come anche nel potenziamento dei rapporti con gli scali aeroportuali. È necessario l'impegno dell'Autorità portuale per rendere il centro cittadino più accogliente". Più in generale "credo fortemente nella contaminazione per creare le condizioni in cui le città abbracciano il cambiamento".
L'esperienza del Porto di Barcellona, declinata a Livorno dal suo direttore Adolfo Romagosa, viene incontro a questa esigenza di un rapporto virtuoso tra porto e città, ad esempio attraverso piani di sostenibilità che includono i lavoratori locali nelle attività e dall'altra sviluppando misure che guardino ai cittadini come clienti del porto".
Da Livorno a Barcellona fino al porto di Tangeri, i cui progetti di crescita sono affidati ad Ahmed Khalid Benomar: "Per anni i nostri migranti sono partiti alla volta di altri Paesi. Oggi siamo sommersi dai profughi e cerchiamo aiuto e soluzioni per questo problema". La città sta diventando molto ricca, ma la sfida è far sviluppare il porto per aiutare la crescita di altre zone del Paese caratterizzate da grande povertà. In questi anni sono stati investiti 7 miliardi di dollari per lo sviluppo del porto e dele infrastrutture.

04/03/2016 19.18
Redazione di Met


 
 

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